Terremoto nel Golfo di Napoli, perché in pochi hanno avvertito la scossa di magnitudo 5.9
Una scossa di terremoto di magnitudo 5.9 è stata registrata nella notte tra lunedì 9 e martedì 10 marzo nel Golfo di Napoli, ma nonostante l’intensità rilevata dagli strumenti, quasi nessuno l’ha percepita. Il sisma è stato registrato alle 00:03 dai sismografi con epicentro in mare, tra Napoli e l’isola di Capri.
La circostanza ha suscitato curiosità tra molti cittadini: come è possibile che un terremoto di questa magnitudo sia passato praticamente inosservato in Campania?
La spiegazione principale riguarda la profondità del terremoto, un fattore fondamentale per capire se una scossa possa essere avvertita dalla popolazione. In questo caso gli strumenti hanno individuato l’ipocentro a circa 414 chilometri sotto la superficie terrestre, una profondità molto maggiore rispetto alla maggior parte dei terremoti che si verificano nella crosta terrestre.
In sismologia si distingue infatti tra ipocentro, cioè il punto all’interno della Terra in cui avviene la frattura della faglia che genera il terremoto, ed epicentro, il punto sulla superficie situato esattamente sopra l’ipocentro. Quando i terremoti vengono localizzati, spesso si cita l’epicentro perché è più facile da identificare geograficamente, ma è proprio la profondità dell’ipocentro a influenzare fortemente la percezione della scossa.
Quando il terremoto nasce molto in profondità, le onde sismiche devono attraversare centinaia di chilometri di roccia prima di arrivare in superficie. Durante questo percorso l’energia tende a disperdersi, riducendo gli effetti percepibili dalle persone.
Un altro elemento che aiuta a capire il fenomeno è la differenza tra magnitudo e intensità. La magnitudo indica la quantità di energia liberata dal terremoto ed è calcolata attraverso strumenti scientifici. L’intensità, invece, descrive gli effetti reali che la scossa produce in un determinato luogo: oscillazioni, rumori o eventuali danni.
Di conseguenza, un terremoto può avere una magnitudo elevata ma risultare poco percepibile se si verifica molto in profondità o a grande distanza dalle aree abitate.
Il sisma registrato nel Golfo di Napoli si è verificato ben al di sotto della crosta terrestre, in una zona di transizione tra la litosfera e l’astenosfera, gli strati più profondi del nostro pianeta. Terremoti di questo tipo non sono rari nel Mediterraneo, anche se nel tratto di mare vicino alla costa campana risultano meno frequenti rispetto alle aree più meridionali del Mar Tirreno.
Secondo gli studiosi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia questi fenomeni sono spesso collegati ai processi di subduzione, cioè al lento movimento con cui una placca della crosta terrestre scivola sotto un’altra. È un meccanismo geologico noto che in passato ha generato diversi terremoti profondi nel Tirreno meridionale.
Paradossalmente, proprio la grande profondità può favorire la propagazione delle onde sismiche su distanze molto ampie. Le vibrazioni si diffondono infatti in tutte le direzioni e possono essere registrate su un territorio molto vasto, anche se con intensità debole.
Per questo motivo il terremoto avvenuto sotto il Golfo di Napoli è stato rilevato dagli strumenti su larga scala ma non ha provocato danni né è stato avvertito in modo significativo dalla popolazione. Un evento che dimostra come, in sismologia, non sia solo la magnitudo a determinare gli effetti di un terremoto, ma soprattutto la profondità e la posizione in cui si origina.
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