Sorrento, il legame tra Sant’Antonino e Punta della Campanella
Oggi la città di Sorrento si è raccolta attorno alla figura del suo patrono, celebrando la solennità di Sant’Antonino, simbolo di fede, protezione e identità per l’intera comunità. Accanto agli aspetti religiosi, questa giornata porta con sé un ricco patrimonio di racconti popolari, tramandati nei secoli e profondamente legati al territorio.
Tra le leggende più suggestive spicca quella della campana in bronzo della chiesa dedicata al Santo. La tradizione narra che, in un’epoca segnata dalle incursioni lungo le coste meridionali, alcuni pirati saraceni riuscirono a saccheggiare la città. Durante la razzia, tra oggetti sacri e beni preziosi, sarebbe stata sottratta anche la grande campana della chiesa di Sant’Antonino, fatta scendere dal campanile con enorme fatica e caricata su una tartana pronta a salpare.
La fuga, però, non andò come previsto. Una volta giunti all’estremo lembo della penisola sorrentina, l’imbarcazione sembrava incapace di proseguire il viaggio. Nonostante le vele spiegate e il mare apparentemente favorevole, la nave restava immobile, come trattenuta da una forza invisibile. I pirati, nel tentativo di alleggerirla, iniziarono a disfarsi del bottino, gettando in mare gioielli e oggetti di valore. Ma nulla cambiava.
Solo quando decisero di abbandonare anche la pesante campana di bronzo, la situazione si sbloccò improvvisamente: un vento impetuoso spinse la tartana oltre il promontorio, permettendo ai predoni di allontanarsi. Da quel momento, secondo la tradizione, quel tratto di costa prese il nome di Punta della Campanella, in ricordo dell’episodio miracoloso attribuito all’intervento del Santo.
La leggenda non finisce qui. Si racconta infatti che ogni 14 febbraio, nel giorno dedicato a Sant’Antonino, la campana sommersa torni idealmente a farsi sentire, facendo risuonare i suoi rintocchi tra le onde del mare. Un richiamo simbolico, che unisce sacro e natura, fede e paesaggio, alimentando il fascino di un luogo dove storia e devozione continuano a intrecciarsi.
Ancora oggi, chi si reca a Punta della Campanella in questa giornata speciale ama fermarsi in silenzio, con lo sguardo rivolto al mare. Forse è solo suggestione, forse tradizione, ma per molti sorrentini quei rintocchi invisibili continuano a rappresentare la presenza vigile del loro Santo patrono.
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