Quanto costano ai cittadini i feriti di Capodanno? L’analisi del criminologo di Sorrento Avv. Luigi Alfano
Quanto costano ai cittadini i feriti di Capodanno? E’ questo l’argomento al centro di una recente puntata del programma televisivo “Psiche Criminale”, in onda su Cusano TV, con la partecipazione dell’avvocato e criminologo forense Luigi Alfano, originario di Sorrento e figura di spicco nel panorama investigativo italiano, cassazionista del foro di Nocera Inferiore, consulente del Tribunale di Torre Annunziata e perito della Procura di Napoli.
Ogni anno, con l’arrivo del Capodanno, le città italiane si riempiono di luci, brindisi e fuochi d’artificio. Ma insieme alla festa arriva puntuale anche un bilancio meno celebrato: quello dei feriti, spesso causati dall’uso improprio di botti e petardi. Un bilancio che non è solo umano e sanitario, ma anche economico. E a pagarlo, in larga parte, sono i cittadini.
I feriti di Capodanno finiscono quasi sempre nei pronto soccorso pubblici. Ustioni, amputazioni di dita, lesioni agli occhi e traumi vari richiedono cure immediate, interventi chirurgici, ricoveri e, nei casi più gravi, lunghi percorsi di riabilitazione.
Tutto questo ha un costo elevato per il Servizio Sanitario Nazionale, che è finanziato dalla fiscalità generale. In altre parole, anche chi festeggia responsabilmente contribuisce a pagare le conseguenze degli errori altrui.
Un singolo intervento chirurgico, seguito da giorni di degenza e controlli successivi, può arrivare a costare migliaia di euro. Se si sommano decine o centinaia di casi su tutto il territorio nazionale, il conto finale diventa significativo.
La notte di Capodanno è una delle più impegnative per il personale sanitario e per i servizi di emergenza. Ambulanze, medici, infermieri, vigili del fuoco e forze dell’ordine vengono mobilitati in numero maggiore rispetto a una notte normale.
Straordinari, turni festivi e risorse aggiuntive incidono ulteriormente sulla spesa pubblica.
A questo si aggiunge un costo “invisibile”: l’intasamento dei pronto soccorso, che rallenta l’assistenza per chi ha malori o incidenti non legati ai festeggiamenti, con un impatto sull’efficienza complessiva del sistema.
Non tutti i feriti guariscono completamente. In alcuni casi, le lesioni provocano invalidità permanenti che comportano pensioni di invalidità, sussidi, assistenza continuativa o perdita di produttività lavorativa.
Questi costi, diluiti nel tempo, gravano su welfare e sistema previdenziale, aumentando ulteriormente il peso economico collettivo.
Di fronte a questo scenario, la domanda è inevitabile: non costerebbe meno prevenire? Campagne di sensibilizzazione, controlli più severi sulla vendita illegale di fuochi d’artificio e alternative più sicure (come spettacoli pirotecnici organizzati dai comuni) richiedono investimenti, ma nettamente inferiori rispetto alle spese generate dai feriti.
Ridurre anche solo una parte degli incidenti significherebbe risparmiare risorse pubbliche, alleggerire la pressione sugli ospedali e, soprattutto, evitare sofferenze inutili.
I feriti di Capodanno non sono solo una statistica di cronaca: rappresentano un costo concreto che ricade sull’intera collettività. Ogni petardo esploso senza prudenza può trasformarsi in una spesa pagata da tutti, oltre che in una tragedia personale.
Festeggiare in sicurezza non è solo una scelta di responsabilità individuale, ma anche un atto di rispetto verso la comunità. Perché, alla fine, il vero prezzo dei botti di Capodanno lo paghiamo tutti.
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