Potature in quota per il grande platano di Sant’Agnello. Il comune tutela l’albero monumentale già censito dal WWF
Nella mattinata di domenica scorsa (n.d.r. 8 febbraio 2026) è stato effettuato un importante
intervento di manutenzione sul platano monumentale (Platanus acerifolia) di Sant’Agnello.
Il grande platano di Sant’Agnello, che vegeta sul Corso Italia al confine con Sorrento, con i suoi 4
metri di circonferenza del tronco e 30 metri di altezza è un vero guinness dei primati e fa ormai
parte integrante del paesaggio e della geografia dei luoghi. Esso è stato censito dal Wwf nel 2000
per il suo valore naturalistico e paesaggistico, ai sensi della Legge 10 del 2013 che obbliga i comuni
a tutelare gli alberi monumentali “come rari esempi di maestosità e longevità, per età o
dimensioni, o pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, ovvero che recano
un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale,
documentario o delle tradizioni locali”.
GLI ALBERI MONUMENTALI
Il platano di Sant’Agnello, vera architettura vivente e custode di memorie, rappresenta uno degli
ultimi quattro esemplari storici superstiti dell’intera Penisola sorrentina: di questi uno vegeta
all’interno del “Parco dei Principi” a Sorrento e altri due, di dimensioni minori e censiti tra gli alberi
monumentali della Campania, ai margini di via Gennaro Maresca a Piano di Sorrento.
Il WWF sta lavorando da 25 anni per scovare, fotografare e censire gli ultimi grandi alberi che
ancora sopravvivono, nascosti tra boschi, nelle campagne coltivate, all’interno di giardini, ville e
piazze del nostro territorio, da Monte Faito a Punta Campanella. Tutelare i Grandi Alberi significa
far conoscere e salvaguardare una grande ricchezza ambientale, paesaggistica e culturale e
diffondere la cultura del verde, contribuendo a conservare la biodiversità, ridurre l’inquinamento e
proteggere il territorio dal dissesto. Con l’amministrazione di Sant’Agnello guidata dal sindaco
Antonino Coppola, a seguito della rinnovata convenzione col WWF Terre del Tirreno, si partirà
finalmente col censimento di tutti gli alberi monumentali presenti sul territorio comunale.
IL TREE CLIMBING
La novità assoluta della potatura effettuata sul grande platano è il metodo volutamente scelto.
L’operazione è stata condotta per la prima volta, infatti, con la tecnica del tree climbing da
operatori qualificati, che hanno esplorato accuratamente la chioma e hanno effettuato interventi
esclusivamente manuali, con seghetti, senza l’ausilio di motoseghe. I lavori hanno riguardato la
rimonda della chioma, l’eliminazione del secco e dei rami interni che si intersecavano tra loro, con
tagli di ritorno, interessando circa il 15% della chioma. L’approccio è stato mirato a tutelare non
solo la pubblica sicurezza ma anche la salute e la bellezza della pianta esaltandone l’armonia e le
caratteristiche estetiche.
“Siamo assolutamente soddisfatti – dichiara Claudio d’Esposito presidente del WWF Terre del
Tirreno – quello effettuato è stato il primo intervento pubblico in penisola sorrentina di potatura
in Tree-climbing fatto con seghetto e svettatoio senza motoseghe, eseguito dalla ditta GLF
Giardini e ArborLamb. Il platano ora è in sicurezza e più bello di prima! Una potatura ben fatta
infatti è proprio quella che non si vede e che migliora l’aspetto estetico di una pianta,
bilanciandola e armonizzandola. Non è stato facile, sono anni che il WWF lotta assieme al bravo
giardiniere comunale per sventare reiterati tentativi di sabotaggio e rischi di capitozzatura della
pianta, posta in un punto di intenso passaggio di camion e mezzi pesanti. In tanti pensano che
“potare” sia solo tagliare rami e tronchi con motoseghe, ma quello che il più delle volte siamo
abituati a vedere in giro sono “atti vandalici legalizzati” e, spesso, pagati dai cittadini!
Le orrende mutilazioni, che i nostri occhi stentano a tollerare, non sono potature, sono solo
“crimini contro la natura”, come li ebbe a definire Alex Shigo. Anche un bambino capirebbe che
un albero ridotto ad appendiabito è una mutilazione intollerabile, non c’ è bisogno di essere un
tecnico per riconoscerlo. La barbarie del capitozzo (vietata in Italia dal D.M. 10 marzo 2020 – CAM
per il verde pubblico) non crea solo danni estetici evidenti ma anche, e soprattutto, danni
anatomici e fisiologici”.
LA CAPITOZZATURA… UNA POTATURA DANNOSA PER GLI ALBERI!
“Di solito chi capitozza gli alberi – spiega Claudio d’Esposito – lo fa per due principali motivi: ridurre
un rischio potenziale e ridurre la crescita della pianta che impedisce una veduta. Si continua
erroneamente a credere che se si riduce l’altezza di un albero, capitozzandolo a metà, si abbassa
anche il rischio crollo. Nulla di più sbagliato: è come dire che tagliando le gambe a una giraffa
riduciamo il rischio che essa cada! L’ironia del capitozzo è che l’operazione non solo rende gli
alberi più pericolosi ma i nuovi vigorosi rami epicormici, che spuntano come reazione alla
mutilazione, crescono di più della vegetazione tolta. Quindi si paga qualcuno per avere nel tempo
un danno maggiore e non risolvere il problema. L’ignoranza riesce sempre a fare brutti scherzi!”
Un albero non cade perché è alto, ma perché ha patologie o malattie che ne diminuiscono la
capacità di reazione e ne minano la sua stabilità. Un albero sicuro è un albero sano, ferirlo con
tagli assurdi di capitozzo, aprendo l’accesso a parassiti, carie e infezioni fungine, vuol dire solo
creare presupposti per futuri pericoli. Danneggiare la chioma significa inevitabilmente
danneggiare le radici: senza la fonte di energia delle foglie l’albero deve dar fondo alle riserve
situate nel tronco e nelle radici, rendendolo più debole e instabile. Ma ci vorranno anni per
accorgercene. Ecco perché molte imprese di pseudo-giardinieri sopravvivono nel tempo… se i
danni provocati da costoro fossero immediatamente visibili, sarebbero già fallite da un pezzo! La
potatura va sempre fatta da persone specializzate e competenti, ma troppo spesso assistiamo nel
pubblico e nel privato a veri e propri atti di sciacallaggio, fatti da ditte che ottimizzano i tempi di
lavoro e recuperano prezioso legname.
La maggior parte degli alberi che cadono durante un nubifragio – che la stampa sensazionalistica
definisce “alberi killer” – hanno tutti al loro interno difetti associati a ferite, spesso provocate da
tagli mutilanti a capitozzo. Al danno economico che non può essere risolto con una improbabile
sostituzione, si aggiunge anche il danno ambientale che non può essere risolto mettendo a
dimora, come molte amministrazioni fanno, autoassolvendosi, dieci alberi per ogni abbattuto!
Perché quando muore un albero di sessant’anni o viene rimosso, di fatto si privano due
generazioni dell’ossigeno prodotto da quell’albero!”.
LE CURE PER IL GRANDE PLATANO
La potatura al grande platano di Sant’Agnello che ha interessato circa il 15% della chioma, non
ha causato danni all’albero garantendogli una buona stabilità e resistenza al vento, inoltre
assecondando il suo sviluppo biologico ci consentirà di non intervenire per almeno 5/6 anni. Ora vi
è la necessità di eliminare l’asfalto attorno al colletto, per arieggiare il suolo e permettere gli
scambi gassosi, e di creare un cordolo per salvaguardare il tronco della pianta dai danni causati dal
contatto con i mezzi in transito.
Ci auguriamo che l’esempio della “cura” del grande platano possa essere per tanti un punto di
svolta nell’approccio alla tutela del verde urbano che l’amministrazione di Sant’Agnello è
intenzionata a voler custodire e implementare”.
Meta, 15 febbraio 2026
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