Piano di Sorrento, riflessioni sul Vangelo del giorno di don Rito Maresca: la barella che diventa ponte
Piano di Sorrento. Oggi le parole di don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della Parrocchia di Mortora, ci invitano a guardare oltre la semplice guarigione fisica e a riflettere sul valore della nostra storia personale, anche nelle ferite più profonde. Il brano del Vangelo di Giovanni (Gv 5,8), in cui Gesù dice «Àlzati, prendi la tua barella e cammina», diventa il punto di partenza per comprendere come ciò che ci ha ferito possa trasformarsi in un dono per gli altri.
Don Rito scrive: «La guarigione non è solo camminare. È portare la barella.
«Àlzati, prendi la tua barella e cammina» (Gv 5,8).
Nessuno si sarebbe accorto di nulla se Gesù avesse guarito quell’uomo alla piscina “delle pecore” e basta. Un anonimo che cammina, in mezzo alla folla, non fa notizia. Ma Gesù, proprio di sabato, gli dice: prendi e porta il tuo lettuccio. Perché questo gesto? Perché questa apparente “trasgressione” dello Shabbat?
Perché quel lettuccio è tanta roba.
È la tua storia. Anche la tua storia di dolore.
Noi vorremmo girare pagina, far finta di niente, cancellare… e invece proprio ciò che ci ha ferito può insegnarci più di mille discorsi. Vallo a dire a chi passa da una relazione all’altra senza imparare nulla, anzi peggiorando: spesso è perché non porta con sé il lettuccio, perché non regge la solitudine, perché cerca qualcuno che riempia il vuoto e cancelli il passato.
Ma la barella non è solo passato: è anche futuro. È lo strumento con cui potrai soccorrere altri.
Quanta speranza ricevo da persone vittime di abuso che, dopo un cammino di guarigione, si mettono a servizio di altri feriti, perché nessuno abbia più vergogna e paura di ciò che ha vissuto. Quanta consolazione ricevo dalle volontarie della Vigna di Rachele che, dopo il dolore e la colpa legati all’aborto, attraverso un percorso di riconciliazione diventano presenza e testimonianza: Gesù viene a prenderci proprio lì dove siamo, anche quando sembra inferno.
Persone ferite — spesso paralizzate per anni da paura, vergogna, senso di colpa — che ora non solo camminano, ma portano la loro barella come ponte: per raccogliere chi incontrano lungo la strada.
Oggi pensa alla tua barella: quella storia che vorresti dimenticare e che invece, con la grazia di Dio, può diventare misericordia per altri. Non sei definito dalla ferita. Ma puoi scegliere cosa farne.
Qual è la “barella” che il Signore ti chiede di non nascondere, ma di trasformare in servizio?».
Questa riflessione ci ricorda che le nostre ferite, i momenti di dolore e le esperienze difficili non sono solo un peso da dimenticare: possono diventare strumenti di vicinanza e sostegno per chi incontra simili sofferenze. Portare la propria “barella” significa riconoscere la storia personale, accettarla e trasformarla in gesto di solidarietà, aprendo il cuore agli altri senza vergogna o paura. È un invito a guardare il passato non come ostacolo, ma come fondamento per costruire relazioni autentiche e atti concreti di misericordia. Così, ciò che ci ha segnato diventa ponte di speranza, generando un cammino di rinascita che unisce chi è guarito con chi ancora cerca conforto, rendendo ogni passo una testimonianza di vita e di fede.
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