Piano di Sorrento, la “voce che disturba” e che invita alla verità: la riflessione di don Rito Maresca sul Vangelo del giorno
Una voce che non accarezza semplicemente, che non consola subito e che non fa sconti. È quella del Vangelo e, in particolare, di Giovanni Battista, al centro della riflessione proposta da don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della Parrocchia di Mortora a Piano di Sorrento, che invita i fedeli a non ignorare quella parola che provoca, scuote e chiede autenticità.
Don Rito scrive: «C’è una voce che disturba. Non accarezza, non consola subito, non fa sconti.
“Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore”.
Giovanni non dice “sono la Parola”, dice “sono voce”.
La voce non trattiene, non possiede, non si sostituisce. La voce passa, risuona, provoca.
E grida nel deserto, cioè in un luogo dove sembra inutile parlare, dove nessuno ascolta, dove tutto appare sterile e senza futuro.
Il deserto non è solo un luogo geografico.
È quel tratto della tua vita dove ti senti solo, stanco, confuso.
È il cuore quando si è indurito, quando si è rassegnato, quando ha smesso di sperare.
“Rendete diritta la via del Signore” non significa fare cose straordinarie, ma smettere di torturare la vita con strade storte: doppi giochi, mezze verità, rimandi continui, compromessi che consumano.
Raddrizzare la via è togliere ciò che ingombra, è avere il coraggio di chiamare le cose per nome, è scegliere la verità anche quando costa.
Oggi la domanda non è se sei nel deserto.
La domanda è: stai ascoltando la voce che grida o continui a coprirla con il rumore?
Se questa Parola ti interpella, fermati un momento e chiediti: quale strada nella mia vita ha bisogno di essere raddrizzata oggi?».
Nel suo commento don Rito richiama l’immagine potente di Giovanni Battista come “voce nel deserto”: una voce che non si impone ma che provoca, non possiede ma scuote, non addolcisce la realtà ma invita a guardarla in profondità. Il deserto, ricorda il sacerdote, non è solo un luogo fisico, ma uno spazio interiore: è la solitudine, lo scoraggiamento, la fatica, la perdita di speranza che talvolta abita il cuore umano.
Ed è proprio lì che la voce di Dio continua a farsi sentire, anche quando sembra inutile parlare e quando tutto appare sterile. Non una chiamata a gesti straordinari, ma a raddrizzare le “strade storte” della vita di ogni giorno: compromessi, mezze verità, rinvii, incoerenze che appesantiscono e consumano.
L’invito è chiaro e diretto: avere il coraggio della verità, togliere ciò che ingombra, smettere di coprire quella voce interiore con il rumore del mondo e delle distrazioni. Una domanda finale, semplice ma profondissima, resta come traccia per ciascuno: qual è oggi la strada della mia vita che ha bisogno di essere raddrizzata?
Con parole intense e concrete don Rito offre una riflessione che non si limita alla dimensione religiosa, ma tocca la vita quotidiana, invitando a non rassegnarsi, a non indurire il cuore e a ritrovare il gusto della speranza e della autenticità. Una voce che “disturba”, sì, ma proprio perché ama e desidera riportare l’uomo sulla via della luce.




