Piano di Sorrento, la riflessione di don Rito Maresca sul Vangelo del giorno: “L’amore che genera vita e profezia”
Nel commento al Vangelo del giorno, don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della Parrocchia di Mortora a Piano di Sorrento, ci invita a riflettere su un tema spesso trascurato: l’incontro tra la vita spirituale e l’amore umano, tra fede e desiderio.
Don Rito scrive: «C’è una vita che nasce proprio quando smettiamo di dividere Dio dall’amore umano.
«Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì…».
Zaccaria torna a casa dopo il servizio nel tempio. Dopo la visione, dopo il silenzio, dopo la liturgia. E lì, a casa, con Elisabetta, nasce la vita. Sono anziani, ma si amano ancora. I loro corpi parlano, il desiderio non è spento, l’intimità è ancora possibile. E proprio lì, in quell’amore concreto, passa il progetto di Dio.
Una certa mentalità sessuofobica ci ha fatto pensare che il servizio a Dio e l’amore dei corpi siano in contrasto. Come se uscire dal tempio e amare la propria moglie fosse una caduta di tono spirituale. Invece il Vangelo oggi ci dice il contrario: la profezia nasce a casa, nel letto di una coppia che si ama, nella carne che non è nemica dello spirito.
Non c’è nulla di stridente tra il tempio e l’amore, tra la preghiera e il desiderio, tra Dio e i corpi. Quando l’amore è vero, fedele, abitato, diventa luogo di rivelazione. Non solo passa la vita, ma passa Dio. Non solo nasce un figlio, ma prende forma una promessa.
Forse dovremmo chiederci se uscendo dalle nostre liturgie abbiamo davvero più voglia di amare: di amare meglio, di amarci di più, di non dividere ciò che Dio ha unito. Perché la fede che separa lo spirituale dal materiale diventa sterile, mentre l’amore che unisce diventa profezia.
Che idea hai dell’amore e del desiderio? Li vivi come un ostacolo o come un luogo in cui Dio può ancora parlare?».
Il commento di don Rito ci ricorda che il divino non è confinato ai luoghi sacri o agli atti religiosi formali. Zaccaria, sacerdote anziano, dopo i giorni di servizio nel tempio, torna a casa e lì, nell’intimità con Elisabetta, la vita si manifesta. Questo piccolo miracolo quotidiano — il concepimento di Giovanni Battista — è il frutto di un amore concreto, umano, fisico, ma profondamente abitato dallo spirito.
Don Rito mette in luce una mentalità ancora diffusa che considera il desiderio e la vita sessuale come ostacoli alla santità. Al contrario, il Vangelo mostra che quando l’amore è autentico e fedele, è capace di diventare luogo di rivelazione: Dio passa attraverso la carne, la preghiera e il desiderio si intrecciano, e la vita nuova — fisica e spirituale — prende forma.
Don Rito ci provoca a una riflessione personale: siamo capaci di portare la nostra fede nelle relazioni umane, senza separare il sacro dal materiale? Spesso la spiritualità che ignora il corpo o reprime il desiderio diventa sterile; l’amore che invece unisce, cura, sostiene e desidera, diventa profezia. È nell’incontro tra la dimensione spirituale e quella sensuale che si manifesta la pienezza della vita e la promessa di Dio.
Il commento ci invita anche a considerare l’intimità di coppia come uno spazio sacro. Non è solo il concepimento di un figlio a segnare la presenza di Dio: ogni gesto d’amore autentico, ogni sguardo, ogni abbraccio fedele può diventare manifestazione della grazia divina. L’amore vero non teme la corporeità, ma la trasforma in via di comunione con Dio.
L’invito finale di don Rito è chiaro: riflettiamo su come viviamo l’amore e il desiderio. Li consideriamo ancora ostacoli, tabù, momenti da nascondere, o siamo capaci di vederli come strumenti attraverso cui Dio può parlare? Accogliere il messaggio del Vangelo significa riconoscere che la fede autentica non divide, ma unisce: la spiritualità e la corporeità, il tempio e la casa, Dio e l’amore umano.




