Piano di Sorrento, la riflessione di don Rito Maresca sul Vangelo del giorno: cosa significa morire nei propri peccati
Nel cammino quotidiano della fede, il Vangelo non è mai una parola distante o astratta, ma una luce capace di entrare nelle pieghe più concrete della vita. È proprio da questa prospettiva che nasce la riflessione di don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della Parrocchia di Mortora a Piano di Sorrento, che offre uno sguardo profondo e provocatorio su uno dei passaggi più forti del Vangelo di Giovanni.
Le sue parole invitano a fermarsi, a guardarsi dentro e a interrogarsi sul senso più autentico della vita spirituale, andando oltre una visione superficiale del peccato per coglierne le conseguenze più intime e quotidiane.
Don Rito scrive: «Non è solo “morire dopo”. A volte moriamo nei peccati un po’ alla volta.
«Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati» (Gv 8,24).
Non è solo la minaccia dell’inferno. È qualcosa di più quotidiano, più concreto: nei miei peccati io muoio un po’ alla volta.
Muoio nella speranza, muoio nella libertà, muoio nella capacità di rialzarmi e ripartire. E paradossalmente continuo a respirare, a fare, a produrre… ma dentro mi spengo.
Sento di essere chiamato a cose grandi, e mi accorgo che i miei peccati — piccoli o grandi — mi rubano tempo ed energie, ma soprattutto mi rubano la fiducia di poter essere diverso e di poter rendere questo mondo diverso.
Mi ha colpito un’immagine ascoltata da Chris Hodges: nella Pasqua ebraica, dopo la coppa della salvezza, c’è la coppa della redenzione. Redenzione è questo passaggio: smettere di fare mattoni per costruire le città del faraone e cominciare a usare i tuoi talenti per costruire il Regno di Dio.
Restare nei peccati, invece, è restare in servitù: continuare a impastare fango e paglia per qualcosa che non ti appartiene, che non ti rende vivo.
Allora la domanda oggi è semplice e potente:
quali sono i “mattoni” che stai facendo?
Quale abitudine, dipendenza o vizio ti ruba la vita un po’ alla volta?
Oggi scegli un gesto concreto: rompi un mattone. Uno solo.
Un taglio netto su una cosa che ti spegne, e un “sì” piccolo a ciò che ti riaccende (preghiera, relazione vera, responsabilità, aiuto chiesto, confessione, disciplina)».
La riflessione proposta apre uno spazio importante per comprendere il significato del peccato non come concetto astratto o esclusivamente morale, ma come realtà esistenziale che incide profondamente sulla qualità della vita. Il messaggio evangelico, infatti, non si limita a indicare una conseguenza futura, ma mette in luce un processo che avviene già nel presente: quello di un progressivo impoverimento interiore.
Quando una persona si abitua a ciò che la allontana da se stessa e dal bene non sempre se ne accorge subito. Non c’è necessariamente una rottura evidente, ma piuttosto un lento adattamento. Si perde lucidità nelle scelte, si abbassa la soglia del desiderio, si accetta una versione ridotta della propria esistenza. È un processo silenzioso, ma reale.
Interessante è anche la dimensione della libertà. Spesso si associa la libertà alla possibilità di fare ciò che si vuole, ma questa prospettiva suggerisce il contrario: esistono comportamenti e dinamiche che, pur sembrando innocui o addirittura gratificanti, finiscono per limitare la capacità di scegliere davvero. La libertà autentica, allora, non è assenza di vincoli, ma capacità di orientarsi verso ciò che costruisce.
L’immagine del “lavoro inutile” — qualcosa che assorbe energie senza generare vita — richiama una condizione molto diffusa nella società contemporanea. Non si tratta solo di ambiti religiosi, ma anche di stili di vita: routine che svuotano, relazioni superficiali, abitudini che anestetizzano invece di far crescere. In questo senso, la riflessione assume un valore universale.
Infine, emerge un elemento pratico e concreto: il cambiamento non avviene tutto insieme, ma inizia da una scelta precisa. Non serve rivoluzionare l’intera esistenza in un giorno, ma individuare un punto su cui intervenire. È proprio in questa concretezza che il messaggio diventa accessibile: piccoli gesti, decisioni mirate, direzioni nuove.
In definitiva, il Vangelo invita a un esame di realtà: capire se ciò che si vive conduce verso una maggiore pienezza o verso una progressiva perdita di senso. E, soprattutto, ricorda che ogni giorno offre la possibilità di invertire la rotta, anche partendo da un passo semplice ma autentico.
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