Piano di Sorrento, la riflessione di don Rito Maresca sul Vangelo del giorno: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”
Nel Vangelo di oggi emerge una delle pagine più intense e provocatorie della tradizione cristiana: l’episodio dell’adultera, narrato nel Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,7). Parole che attraversano i secoli e che, oggi più che mai, interrogano il nostro modo di vivere, giudicare e relazionarci con gli altri.
A offrire una riflessione profonda su questo brano è don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della Parrocchia di Mortora a Piano di Sorrento, che collega il messaggio evangelico a dinamiche contemporanee, dalla comunicazione digitale ai comportamenti collettivi.
Don Rito scrive: «La violenza di massa inizia quasi sempre così: con una “prima pietra”.
«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7).
In questi giorni ha fatto discutere la presenza a Roma del tech-imprenditore Peter Thiel per una serie di incontri riservati sul tema dell’Anticristo.
Figura complessa: tra le altre cose è stato tra i primi investitori esterni di Facebook. E proprio a Stanford ha incrociato il pensiero di René Girard, l’autore che ha spiegato quanto spesso desideri e comportamenti siano “mimetici”: imitiamo ciò che vediamo fare agli altri.
Girard ha scritto pagine fortissime su questa frase di Gesù: il punto non è solo la pietra… è la prima. Perché quando qualcuno lancia la prima pietra, crea un modello: gli altri la seguiranno più facilmente, senza sentirsi davvero responsabili. La violenza diventa contagiosa.
È la stessa dinamica che conosciamo bene anche in versione “soft”: lo vedi in una stanza, lo vedi in una classe, lo vedi nei gruppi, lo vedi perfino online—quando un’onda di giudizi, di sarcasmo, di “linciaggi” parte da uno e poi si moltiplica.
Ma se questo vale per il male, allora la domanda del Vangelo è ancora più tagliente: avrai il coraggio di fare il primo passo verso il bene?
Perché anche il bene è contagioso. Solo che costa di più all’inizio. In un contesto di mediocrità o di cinismo, il primo gesto buono sembra “da fesso”. Ma è proprio quel primo gesto che apre una strada.
Oggi prova a scegliere tu la “prima pietra”… ma non per ferire: per costruire.
Una parola che protegge invece di umiliare. Un passo di riconciliazione. Un commento che spegne l’odio. Un gesto che rimette dignità a qualcuno.
Dove senti più forte la tentazione di “seguire il branco”? E quale primo passo di bene puoi fare tu, oggi?».
La riflessione di don Rito Maresca coglie un aspetto decisivo del Vangelo: la responsabilità personale all’interno delle dinamiche collettive. L’episodio raccontato nel Vangelo secondo Giovanni non è solo un invito a non giudicare, ma una denuncia profonda dei meccanismi che trasformano una colpa individuale in una condanna pubblica.
Il richiamo al pensiero di René Girard è particolarmente efficace: la violenza, così come il giudizio, si diffonde per imitazione. Basta un gesto iniziale — una parola, un’accusa, un commento — per innescare una reazione a catena. Oggi questo fenomeno è amplificato dai social network, dove il “linciaggio digitale” segue spesso la stessa logica della folla descritta nel Vangelo.
Eppure, il cuore del messaggio cristiano non si ferma alla denuncia del male. Gesù ribalta completamente la prospettiva: non solo ferma la violenza, ma invita ciascuno a guardarsi dentro. La vera domanda non è più “chi ha sbagliato?”, ma “io cosa sto facendo?”.
In questo senso, la provocazione finale è tra le più attuali: se il male è contagioso, anche il bene lo è. Ma richiede un atto di coraggio iniziale. Essere i primi a non giudicare, i primi a difendere, i primi a costruire invece di distruggere.
Nel quotidiano questo si traduce in scelte concrete: interrompere una catena di critiche, evitare di unirsi al sarcasmo collettivo, scegliere parole che custodiscono invece di ferire. Piccoli gesti, apparentemente insignificanti, ma capaci di cambiare il clima di un gruppo, di una comunità, perfino di una rete.
Il Vangelo di oggi, attraverso le parole di don Rito Maresca, ci lascia dunque una sfida semplice e radicale: non essere spettatori della folla, ma protagonisti di un bene che, anche se più difficile all’inizio, ha la forza di trasformare tutto.
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