Piano di Sorrento, il messaggio di don Rito Maresca: “Seguimi”. La chiamata che incontra chi è in ricerca
Un messaggio che non consola semplicemente ma provoca, scuote e accompagna. Così si presenta la riflessione di don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della parrocchia di Mortora a Piano di Sorrento, che in queste righe offre ai fedeli e a chiunque si senta “in cammino” una parola capace di raggiungere il cuore.
Ecco il testo integrale: «Ti senti in ricerca… ma non sai più bene cosa stai cercando.
«Trovò Filippo e gli disse: “Seguimi!”. Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro».
Filippo è uno che cerca. Non è uno già arrivato, non è uno sistemato. È in Giudea tra i discepoli del Battista, si muove, osserva, si interroga. Il suo nome è greco, porta dentro una cultura, una storia, forse anche un’ambizione. Non è chiuso, non è rigido. È inquieto nel senso più bello del termine.
Ed è proprio lì, dentro la sua ricerca, che Gesù lo trova. Non gli fa un discorso, non gli spiega tutto, non gli chiede garanzie. Gli dice una sola parola: “Seguimi”.
Oggi forse anche tu sei in ricerca. Ti stai chiedendo cosa sta succedendo nel mondo, nella Chiesa, nella tua vita. Forse sei stanco, scoraggiato, tentato di mollare. Forse stai portando domande più grandi delle risposte che hai. E proprio lì, dentro questo groviglio, risuona ancora la stessa parola: seguimi.
Seguimi non significa “hai capito tutto”. Significa “cammina con me”.
Seguimi non è una fuga dai problemi, ma un modo nuovo di attraversarli.
Seguimi è lasciare andare ciò che ti appesantisce per ripartire insieme.
Oggi prova a fermarti un attimo e chiediti: dove sto ascoltando questa parola? In quale punto della mia vita Gesù mi sta dicendo: seguimi, proprio adesso?».
Il cuore della riflessione di don Rito è semplice e potente: la fede non è per chi “ha già capito tutto”, ma per chi si sente in ricerca, per chi non ha risposte definitive, per chi vive inquietudini, dubbi, domande aperte. Come Filippo, anche l’uomo di oggi si muove tra incertezze personali, cambiamenti sociali, fragilità interiori. E proprio in questo movimento, non nella sicurezza, Gesù incontra.
L’immagine che emerge è lontana da una religione rigida o teorica: Cristo non chiede spiegazioni, curriculum spirituali o garanzie. Pronuncia solo una parola essenziale: “Seguimi”. Non un comando che schiaccia, ma una proposta che accompagna.
Don Rito sottolinea un passaggio fondamentale: il “seguimi” di Gesù non è evasione. Non è un rifugio che allontana dalla realtà, ma un modo nuovo di attraversarla. La fede, allora, non cancella i problemi, ma offre uno sguardo diverso con cui affrontarli. Non elimina il peso della vita, ma aiuta a lasciare ciò che appesantisce inutilmente.
In un tempo segnato da stanchezza, disorientamento e sfiducia, queste parole assumono un valore particolare: non c’è bisogno di essere perfetti per essere chiamati. Basta essere sinceramente in cammino.
La conclusione di don Rito è un invito diretto, quasi una confidenza spirituale: fermarsi, ascoltare, interrogarsi. Dove oggi ciascuno di noi percepisce questo “Seguimi”? In quale parte della propria storia questa chiamata risuona? La fede non è teoria né memoria del passato, ma una voce che continua a parlare nel presente.
Il messaggio di don Rito diventa così un incoraggiamento: chi è in ricerca non è perduto. È proprio lì che il Vangelo incontra, accompagna e apre nuovi cammini. Il “seguimi” continua a essere una parola viva, capace di generare fiducia, movimento e speranza.





