Piano di Sorrento, don Rito Maresca: “Una piccola bugia è lievito che gonfia l’ipocrisia”
Una riflessione intensa, diretta e profondamente attuale quella condivisa da don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della Parrocchia di Mortora, a Piano di Sorrento. Un testo che invita a fermarsi, a guardarsi dentro e a interrogarsi con sincerità sul rapporto tra verità, orgoglio e libertà interiore.
Don Rito scrive: «Una piccola bugia fa più danni di quanto pensi: è lievito.
«Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!» (Mc 8,15).
Se non fai attenzione, il lievito dell’ipocrisia fa crescere le tue bugie. È così nella mia vita — e immagino anche nella tua. Basta una piccola menzogna che, legata all’amor proprio, diventa una miscela esplosiva: non puoi riconoscere di essere in difficoltà, di aver sbagliato… e allora racconti agli altri (e a te stesso) una nuova bugia. Poi un’altra. E un’altra ancora.
Così l’ipocrisia cresce, mentre la vita interiore si rattrappisce.
Per questo Gesù dice: fate attenzione.
Soprattutto alle bugie che racconti a te stesso: quelle con cui ti giustifichi, quelle che ti fanno dimenticare i miracoli già vissuti, quelle che ti fanno credere di dovertela cavare da solo. E risuona anche questa domanda di Gesù: «E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?» (Mc 8,19).
E se ti riconosci in questa dinamica, oggi non serve disperare: serve fare verità.
Non tutto è “da buttare”. Il lievito non si stacca dalla pasta, è vero… ma la grazia può entrare proprio lì dove la pasta è stata impastata male. A volte non devi gettare via la vita: devi gettare via la menzogna.
Un gesto concreto per tornare libero:
• scegli una bugia ricorrente (una maschera, una scusa, un “va tutto bene” automatico);
• trasformala in una frase di verità, anche piccola: “Sto faticando”, “Ho sbagliato”, “Ho bisogno di aiuto”;
• dilla a Dio in preghiera e a una persona affidabile (confessione, guida spirituale, amico vero).
La libertà comincia quando smetti di proteggere l’orgoglio e inizi a proteggere il cuore.
Qual è la bugia “educata” che più facilmente racconti a te stesso?».
Parole che colpiscono per la loro chiarezza e per la capacità di parlare alla vita concreta delle persone. Il “lievito” evocato nel Vangelo diventa, nella riflessione di don Rito, una potente metafora della menzogna quotidiana: non quella clamorosa, ma quella sottile, spesso socialmente accettata, che si insinua nei pensieri e nel modo di raccontarsi.
Il passaggio più forte è forse l’invito a non disperare. Non a “buttare via” tutto, ma a distinguere. A riconoscere che anche ciò che è stato impastato male può diventare luogo di grazia, se attraversato dalla verità. È un messaggio che libera dal perfezionismo spirituale e restituisce centralità alla misericordia, che non nega l’errore ma lo attraversa.
Colpisce anche la concretezza delle indicazioni finali: pochi gesti, semplici ma esigenti, che riportano la fede dal piano delle idee a quello delle relazioni. Dire la verità a Dio e a una persona affidabile significa rompere l’isolamento, smettere di difendere l’orgoglio e iniziare davvero a custodire il cuore.
In un tempo in cui l’apparenza spesso prevale sull’autenticità, questa riflessione si pone come un invito coraggioso a vivere una fede incarnata, fatta di verità dette a bassa voce ma capaci di cambiare in profondità la vita.
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