Perché il Presepe andrebbe tolto per tradizione il 2 febbraio, giorno della Candelora
Con l’arrivo dell’Epifania che, come recita il celebre detto, “tutte le feste porta via”, molte famiglie iniziano a smontare alberi di Natale, presepi e addobbi luminosi, restituendo la casa alla normalità quotidiana. Tuttavia, pochi sanno che, secondo la tradizione cattolica, il momento corretto per togliere il presepe non è immediatamente dopo l’Epifania, ma il 2 febbraio, giorno della Candelora, che segna ufficialmente la conclusione del tempo natalizio.
La festa della Candelora, infatti, ha un significato profondamente religioso: celebra la presentazione di Gesù al Tempio e prevede la benedizione delle candele, simbolo della “luce per illuminare le genti”. È anche il giorno della Purificazione di Maria, quaranta giorni dopo il parto secondo la tradizione ebraica, momento in cui la madre poteva recarsi al Tempio per purificarsi.
Smontare il presepe subito dopo il 6 gennaio, giorno dell’arrivo dei Re Magi, è diventata una consuetudine legata più alla praticità e alla frenesia delle pulizie domestiche e della rimozione degli addobbi cittadini e commerciali piuttosto che a una motivazione religiosa. In questo modo, però, si rischia di confondere l’aspetto decorativo del Natale, fatto di luci e palline colorate, con il significato più profondo rappresentato dal presepe: la natività di Gesù e il cuore del messaggio cristiano.
Negli ultimi anni, grazie a una crescente attenzione verso le tradizioni autenticamente cristiane, sta lentamente prendendo piede l’usanza di rispettare la data canonica del 2 febbraio. Così facendo, si permette a famiglie e fedeli di vivere più a lungo il vero senso del Natale, mantenendo viva la contemplazione della nascita del Signore e il significato spirituale di questa festa.
In attesa della Candelora il presepe resta quindi un simbolo di luce e speranza, ricordandoci che il Natale non è solo una festa da decorare, ma un tempo da vivere nel cuore e nella fede.




