Medio Oriente, escalation senza tregua: tra i connazionali bloccati a Dubai anche lo chef Alfonso Iaccarino di Sant’Agata sui Due Golfi
Da ieri mattina il Medio Oriente è precipitato in una nuova, drammatica spirale di violenza. Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi militari su larga scala contro l’Iran, colpendo numerose città e obiettivi strategici all’interno della Repubblica islamica. Le autorità di Teheran hanno parlato di violazione del diritto internazionale e di “aggressione” contro uno Stato sovrano, mentre la risposta è stata immediata: missili e droni sono stati lanciati verso Israele e contro basi americane nella regione, alimentando il timore di un conflitto sempre più esteso e incontrollabile.
Le immagini che arrivano dall’area del Golfo raccontano di sirene, esplosioni e popolazioni costrette a rifugiarsi nei bunker. In questo scenario di guerra, a pagare il prezzo più alto sono sempre i civili. Tra loro anche molti cittadini italiani, diversi dei quali campani, rimasti bloccati nei Paesi del Golfo Persico sotto attacco.
Tra le testimonianze più forti c’è quella dello chef stellato Alfonso Iaccarino, di Sant’Agata sui Due Golfi, che si trova a Dubai insieme alla moglie Livia in attesa della riapertura del loro ristorante Don Alfonso 1890. Ai microfoni del TGR Campania Iaccarino ha raccontato momenti di autentico terrore: «È stato scioccante. È la prima volta che assisto a un rumore così assordante e così potente. Dopo un susseguirsi di allarmi aerei ricevuti attraverso il telefono ci hanno detto di andare in garage, al secondo piano sotto terra, per stare in sicurezza e lontano dai vetri».
Nelle sue parole si avverte tutta l’angoscia di chi si è trovato improvvisamente nel mezzo di un bombardamento. Una forte esplosione ha colpito il Fairmont Dubai, a poche centinaia di metri dalla loro abitazione. Il boato è stato avvertito chiaramente anche dalla loro residenza, generando un immediato stato di allerta. Secondo le prime ricostruzioni, l’incendio sarebbe stato provocato dai detriti di un missile intercettato dalla contraerea: un episodio che rende evidente quanto sia fragile la sicurezza in una regione oggi attraversata da tensioni sempre più pericolose.
Dietro la cronaca degli attacchi e delle rappresaglie si muovono vite sospese, famiglie in apprensione, connazionali che attendono con ansia di poter rientrare in Italia. È a loro che va il pensiero più urgente: auspichiamo che al più presto possano fare ritorno alle loro case, riabbracciare i propri cari e lasciarsi alle spalle la paura di queste ore.
Di fronte alla brutalità dell’ennesima guerra, la priorità non può che essere una tregua immediata. Fermare le rappresaglie, proteggere le popolazioni civili, riaprire canali di dialogo: sono questi i passi necessari per evitare un’ulteriore escalation che rischia di travolgere un’intera area e di avere ripercussioni globali. La comunità internazionale è chiamata a uno sforzo straordinario di responsabilità e mediazione.
Perché ogni bomba che cade allontana la pace, mentre ogni gesto di dialogo può avvicinarla. E oggi, più che mai, c’è bisogno di costruire ponti, non di scavare nuove macerie.
Iscriviti al gruppo Facebook di Posideo per non perdere nessun contenuto




