Il termine “Strada” analizzato nel Piccolo Dizionario Amorevole della Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana
Strada s. f. – Infrastruttura materiale e dispositivo simbolico che connette luoghi, persone e economie; segno tecnico che incide profondamente sul paesaggio e sui modi di abitare lo spazio. Nella Penisola Sorrentina, la strada non è mai stata un semplice fatto funzionale: è stata, piuttosto, una soglia storica, un atto di rottura, una riscrittura dei rapporti tra comunità, territorio e mondo esterno.
Per secoli, la penisola ha vissuto una condizione prossima all’insularità. Le comunicazioni avvenivano prevalentemente via mare, attraverso una fitta trama di navigazione costiera che collegava Sorrento all’antica Stabia e agli altri approdi del Golfo; le vie terrestri erano poche, impervie, spesso pericolose, come la strada montana della Sperlonga lungo il crinale del Faito. In questo assetto, il mare non era un margine ma un asse, e la distanza contribuiva a preservare un equilibrio sociale, economico e morale percepito come fragile.
La svolta avviene nell’Ottocento con la costruzione della prima strada carrozzabile di accesso alla Penisola, la “Sorrentina” (l’attuale SS 145), voluta dai Borbone e completata nel 1839. L’opera, notevole per l’ingegneria del tempo e in parte ricalcata sull’antica via Minervia romana, segna la fine dell’isolamento secolare. Non a caso, prima ancora dell’apertura, la strada suscita timori profondi: viaggiatori stranieri e settori della borghesia locale temono la “contaminazione”, l’arrivo di usi urbani, l’alterazione dei costumi e l’aumento dei prezzi. La strada è avvertita come progresso e, insieme, come minaccia.
Da quel momento, la strada diventa un agente attivo di trasformazione. A Sorrento, l’apertura di nuovi assi carrabili comporta demolizioni simbolicamente decisive: porte urbiche abbattute, valloni colmati, mura sacrificate in nome della circolazione e del “decoroso aspetto”. Nascono arterie fuori scala, come l’attuale corso Italia, che impongono un nuovo linguaggio urbano e ridisegnano il centro storico secondo criteri borghesi, commerciali e rappresentativi. La strada non attraversa soltanto la città: la riorganizza gerarchicamente.
Parallelamente, lungo l’altro versante della penisola, la SS 163 “Amalfitana” costruisce un immaginario potente e ambivalente. Strada spettacolare, aderente alla roccia, celebrata come esperienza paesaggistica in sé, diventa emblema di un Mediterraneo scenografico e consumabile. Qui la strada non è solo infrastruttura, ma dispositivo estetico: insegna a “vedere” il paesaggio secondo un ritmo imposto, trasformando la costa in sequenza panoramica.
Nel Novecento, e soprattutto nel secondo dopoguerra, la strada diventa il perno di una trasformazione più radicale. L’introduzione dell’automobile e il passaggio da una viabilità prevalentemente pedonale a una carrabile producono un consumo accelerato di suolo: agrumeti sradicati, valloni colmati, nuove strade di circonvallazione che generano edificazioni fuori scala e una città lineare congestionata. A Sorrento, questo processo si manifesta in modo emblematico con l’apertura del corso Italia – asse urbano borghese e rappresentativo –, con la progressiva colmatura del Vallone dei Mulini, trasformato da soglia naturale a vuoto residuale, e con la realizzazione, nel secondo Novecento, di via degli Aranci, che segna la saldatura definitiva tra viabilità carrabile e urbanizzazione intensiva. La strada non accompagna più il territorio: lo forza.
È in questo contesto che Antonio Cederna parla di “stradomania”: una fede cieca nella strada come soluzione universale, che finisce per produrre l’effetto opposto – più traffico, più cemento, più fragilità. La strada, moltiplicata senza misura, diventa un fattore di squilibrio ambientale e sociale, alimentando nuove esigenze (parcheggi, svincoli, scavi nel sottosuolo) e nuove forme di conflitto.
La strada non è dunque solo ciò che unisce. È anche ciò che separa, consuma, accelera. Insegna che ogni apertura comporta una perdita, che ogni connessione ha un costo territoriale e simbolico. Nella Penisola Sorrentina, la strada resta il luogo in cui progresso e distruzione si toccano: non una linea neutra, ma una scelta storica che chiede, ancora oggi, di essere governata con misura.
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