Il racconto di Ciro Ferrigno: “La Pasqua dei pensieri confusi”
Ci sono ricordi che riemergono come relitti dai fondali del mare e sono pensieri sfilacciati, nebulosi, disgiunti. È chiaro, non si può ricordare tutto del passato e forse c’è un maggiore fascino avere in mente un flash, qualche immagine sbiadita e difficile da collocare con precisione nel tempo che passa inesorabile su di noi.
Nel triduo pasquale andavamo la mattina in San Michele per le Lamentazioni; noi cantori e i preti dall’altare, Lina e Lena con le ragazze nei primi banchi e ricordo pure che a un certo punto, dovevamo simulare il terremoto, facendo rumore con le sedie. Un anno a casa della nonna in via Bagnulo l’impasto in cucina e poi i ruoti da portare su, per cuocere le pastiere nel forno di campagna di Concettina. Una mattina di inizio quaresima c’era la Quaraesema pesula pesula che pendeva davanti alla finestra della cucina. Ce l’avevano messa le De Maria, che dal terrazzo sopra ridevano divertite. Le fresie profumavano dai muri in Via Bagnulo. Pioveva talmente che dovettero portare l’Addolorata nel portone di Palazzo Pane, ancora a Bagnulo, era di notte. Il tortano e il mazzetto di fresie per aver fatto l’apostolo alla lavanda dei piedi nella funzione in Coena Domini. Nella Pasticceria Cadolini per ritirare il raffaiuolo coi confettini, premio per aver cantato il Calvario. Le prove del Miserere di Verdi con il M° Attardi al posto di quello vecchio tradizionale. La vecchietta con la frasca di ulivo pieno di provoloncini e nastri colorati. Zia Francesca preparava le palme di confetti per tutti i nipoti e la casa profumava di zucchero bruciato. Le foto ricordo con le palme fuori San Michele, le scattava Foto Pino. Le fresie sui muri in Via Carlo Amalfi. Il suono dei tamburi nell’aria, stanno facendo le prove, si accappona la pelle. Corriamo verso l’incrocio con Via Stazione dove passa la Nera. A Madonna di Rosella s’incontrano le due Addolorate, quella di Piano e quella di Meta. L’aria profuma di pastiere e casatielli. I tamburi, il coro e la sirena dell’ambulanza che deve passare. Quello della troccola è un rumore fastidioso. In salumeria Tommaso vende il grano per le pastiere. Il vento porta il battere dei tamburi, sono le due di notte. L’Ecce Homo di Trinità. La processione si è ritirata, il tempo è minaccioso, per rivederla dovremo aspettare un anno. In questa Pasqua del Covid il Priore Michele esce da solo con la veste nera e la piccola Addolorata tra le braccia; fa il giro che avrebbe fatto la processione. Don Alberto ci fa provare l’Inno e il Calvario. Si sente Il Figliol mio della processione di Mortora che scende da Santa Teresa. I soldati romani e le pie donne la sera del Venerdì Santo. Nella processione di Antonio Irolla la Madonna è Marilina Iacono, porta un fascio di gigli. Partecipo alla Via Crucis Arte, è una festa di colori; accanto a me Michela Ruberto e Annalisa Cinque coi loro cavalletti. Certe famiglie preparano il grano per il Sepolcro. Il fioraio va e viene in San Michele e porta fiori e grano. Le palme di Rino Elite esposte in vetrina, come sono belle! Dietro l’Addolorata di notte la nonna, Carolina, Giuseppina, zia Francesca e Floretta. Non possono aprire lo stendardo, c’è troppo vento. Passa Giosuè Perrella è il Priore della Nera, o è Gianfranco Savarese? Accanto a loro il Com. Pietrantonio Iaccarino. Chi è Gesù quest’anno, Mario, Massimo, Danilo o Alessandro? Franco Cuccaro dove sei? Eri il buon ladrone. Cristina Valcaccia nel mentre passa la processione, spiega a un’amica come fa la pastiera. Che bella l’Addolorata di Trinità. Peppe Locria è Ponzio Pilato sulla biga. Virginia Aversa è la Veronica. Stupendo il Crocifisso di Trinità che svelano in Piazza. La Via Crucis cantata di San Leonardo da Porto Maurizio. Con Teresa Aversa sul motorino, in giro per vedere le processioni della notte. Annamaria Gargiulo canta lo Stabat Mater. Aspettiamo che finisca di piovere per uscire in processione, tutto è pronto ma il tempo non ne vuol sapere. Pioverà a Pasquetta? I miei amici vogliono andare lo stesso. La predica del Purgatorio. Il casatiello con il naspro e i confettini colorati. Quest’anno la processione della notte parte dalla Marina. Fittiamo le luci da mettere fuori al balcone per quando passano le processioni, sono dei globi bianchi. Don Antonino non vuole che andiamo a cantare il vecchio Miserere perché ci inguaia la voce; se è quello di Verdi, possiamo. Si sentono i tamburi quasi sotto casa, dobbiamo scendere e mettiamo il cappotto sopra al pigiama, a Bagnulo passa pure la processione di Meta. Cesti pieni di rami d’ulivo. Passa il gallo che cantò tre volte, ci ricorda il tradimento di Pietro. L’Inno alla Croce dei Luigini. I panni viola coprono le statue dei santi. Com’è lunga la lettura del Passo, bisogna seguirla attentamente. Il fazzoletto dell’Addolorata è fatto di prezioso merletto, è un oggetto votivo. Il Priore dell’Annunziata è Costantino Cuccaro o il figlio Giuseppe. Michele? Lui è Gesù. Se il Venerdì Santo non esce il Cristo Morto, è di cattivo augurio. Antonietta Miele mi regala un rametto d’ulivo con un provoloncino che sarà il richiamo per un topo. Albeggia, le processioni rientrano nelle rispettive chiese. L’Altare della Reposizione di Santa Teresa è il più visitato dalle processioni. In questa prima processione dopo il Covid gli uomini del Miserere cantano pure al Calvario, i bambini non ci sono ed è commozione generale. Quest’anno Antonio Irolla fa Giuda Iscariota. Carmen Di Somma vuole vedere le processioni negli angoli più bui, evita in modo maniacale le luci. Nell’aria si sente il profumo delle pastiere, che meraviglia! Passa la processione dei Giuseppini, quanto è bello l’Inno di don Angelo. L’Addolorata di Santa Teresa sembra una scultura del Bernini. Don Vincenzo Simeoli porta la Croce sulla spalla, è scalzo, per penitenza e sembra Gesù Cristo! Com’è bella la vetrina di Ferdinando, c’è l’Addolorata, ci sono le palme di confetti tra anemoni, fresie e violacciocche e pure gli iris. Per il Miserere di Selecchy ci vorrebbero i cento violini di Chieti. In una cesta le palme intrecciate. Dobbiamo comperare le uova di cioccolato per i bambini. La Croce in piperno di Via Bagnulo. La corona di spine. Gli agnellini, le caprette, i pulcini e il gallo, poi la colomba pasquale. Le campane sono legate per tre giorni, riprendono a suonare a mezzanotte tra sabato e domenica, per dire che è Pasqua. Un marchingegno per sollevare sull’altare la statua del Risorto, tra nuvole d’incenso e campane a gloria. Questa palma di confetti me l’ha regalata Rosa Papa. Il cereo pasquale, l’unica luce nel buio della Basilica. Ecco la Rossa, ha diritto di precedenza, è l’Arciconfraternita più antica. Il pulcino che esce dall’uovo simboleggia il Cristo che esce dal sepolcro. Il prete con due chierichetti passa per la benedizione delle case. La nonna canta Mamma Maria d’’o Gioverì Santo, l’imparò da ragazza, la cantavano a Ticciano. Le pastiere di Anna Somma sono magre e sottili come lei. Durante la scena della crocefissione lampi, tuoni, vento e pioggia. La Via Crucis di Cecilia Coppola. Mio padre sbarca per Pasqua.
Ricomporre questo mosaico sarebbe quasi impossibile e neanche servirebbe. La Pasqua è una e dà senso alla nostra vita perché ci lega alla comunità alla quale apparteniamo, fin dall’infanzia, con delle catene talmente possenti che non si spezzeranno mai. Sono le catene dell’identità, sono fatte d’Amore.
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