Il Racconto del Lunedì del Prof. Ciro Ferrigno: “Le scarpette dell’Annunziata”
All’Annunziata a Napoli, la suora che ci accompagna nella visita è anziana ed esile, viene quasi da chiamarla suorina e più si infervora quando ci parla della statua della Madonna Annunziata. “Vedete, ci racconta, spesso bisogna farle le scarpette nuove, le consuma continuamente, perché la notte esce, gira per la città alla ricerca dei bambini soli, poveri e abbandonati, per portar loro conforto ed un po’ di cibo”. Poi visitiamo il vano al piano terra, che conserva la ruota degli Esposti o Proietti, dove venivano deposti furtivamente i bambini indesiderati, offrendoli alla Madonna. È un luogo di grande tristezza, mitigato proprio dalla presenza dell’Annunziata, ‘a Mamma d’’e criature.
Certamente questa storia avrà condizionato quel cambio devozionale che avvenne a Carotto agli inizi del Seicento, quando l’antico culto per la Madonna di Monserrato, fu sostituito da quello per l’Annunziata. La verità è che anche da noi esisteva la ruota degli Esposti in Via Savino ed era gestita da volontarie, chiamate Pie Ricevitrici, che avevano il compito di dare alle creature abbandonate una prima accoglienza, il battesimo, provvedere alle cure, al nutrimento e a collocarle presso famiglie. Quando proprio non riuscivano a inserire il neonato in una famiglia del posto, allora lo affidavano all’Annunziata di Napoli. E il cerchio si chiude e ci fa capire come la ruota carottese altro non fosse che una filiazione di quella napoletana.
Proprio in questo rapporto di collaborazione con l’Annunziata di Napoli, si colloca, a mio avviso, l’adozione del nuovo culto che soppiantò la Madonna spagnola di Monserrato che, a sua volta, era ed è considerata la Madre dei bimbi abbandonati, la celeste protettrice delle mamme e delle partorienti. Forse la Madonnina napoletana dalle scarpe di seta, dai capelli lunghi, dovette allungarsi fino a Carotto per soccorrere qualche animella bisognosa di aiuto, stare a fianco delle Pie Ricevitrici in un momento di bisogno, nella lotta tra la vita e la morte, in qualche notte buia e tempestosa. Il Seicento fu un secolo terribile, guerre e rivoluzioni, come quella di Masaniello a Napoli, la tremenda eruzione del Vesuvio del 1621 quasi pliniana, la peste del 1656, il terremoto del 1688, nulla mancò e certamente nello spasimo di tante calamità, anche a Carotto, dovette aumentare a dismisura il numero delle creature abbandonate nella triste ruota di Via Savino.
Non sappiamo se il cambio di culto sia avvenuto in maniera graduale o a seguito di qualche avvenimento particolare, certo è che nel 1606 fu fondata l’Arciconfraternita dell’Annunziata, con le finalità canoniche per l’epoca: l’assistenza ai poveri, ai malati, ai bisognosi di cure, il culto dei morti e la preghiera. La chiesetta di Santa Maria di Monserrato, fondata sei secoli fa, nel 1422 diventava la chiesa-oratorio dell’Annunziata, mentre in Via Savino sarebbe continuata, almeno fino alla fine del Regno di Napoli, l’opera delle Pie Ricevitrici e della ruota degli Esposti.
Sono echi del tempo antico, tristezze di ieri e di oggi, prodotte dalla miseria umana. Una Madonna che cammina nella notte alla ricerca dei bambini abbandonati, non poteva rimanere solo una leggenda partenopea e conquistò anche le anime semplici dei nostri antichi padri.
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