Il mosaico degli amanti restituito a Pompei: risolto il “cold case” archeologico, proviene da una villa romana nelle Marche
Un mosaico antico trafugato durante la Seconda guerra mondiale, un viaggio lungo oltre ottant’anni e una ricerca scientifica che ha permesso di ricostruirne la vera storia. È il caso del mosaico con scena erotica raffigurante una coppia di amanti, restituito nel luglio 2025 al Parco Archeologico di Pompei e oggi al centro di un vero e proprio “cold case” archeologico finalmente risolto.
Secondo la ricostruzione del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, il mosaico fu sottratto in Italia da un capitano della Wehrmacht durante gli anni della guerra, tra il 1943 e il 1944. L’ufficiale, impegnato nella catena dei rifornimenti militari, lo portò poi in Germania e lo donò a un cittadino tedesco, suo amico. Per decenni il reperto è rimasto in ambito privato fino a quando gli eredi hanno deciso di restituirlo allo Stato italiano.
In assenza di informazioni precise sulla provenienza, il Ministero della Cultura aveva assegnato l’opera al Parco archeologico di Pompei, anche perché mosaici con tecniche e stile simili sono diffusi nell’area vesuviana. Tuttavia le ricerche avviate dal Parco, in collaborazione con l’Università del Sannio, hanno portato a una scoperta inattesa: il mosaico non proviene affatto da Pompei.
Le analisi archeometriche hanno infatti rivelato che si tratta di una produzione di area laziale, destinata al commercio su scala sovraregionale. Ma la svolta decisiva è arrivata quasi per caso, durante la presentazione del reperto nel 2025, quando l’archeologa marchigiana Giulia D’Angelo ha collegato il mosaico a una documentazione storica conservata nelle Marche.
Gli studi hanno così permesso di individuare la sua vera origine: una villa romana situata a Rocca di Morro, frazione del comune di Folignano, nelle Marche. Il reperto era già noto alla fine del Settecento e la sua memoria riemerge anche nei taccuini del pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli (1832–1910). In un manoscritto del 1868 conservato presso la Biblioteca Comunale di Ascoli Piceno, Gabrielli riprodusse il mosaico con uno schizzo e annotazioni dettagliate, interpretando la scena come quella di un uomo che offre una borsa di denaro a una donna seminuda, da lui intitolata “Il congedo di un’etera”. Lo stesso autore indicava come luogo di rinvenimento un podere della famiglia Malaspina proprio a Rocca di Morro.
«La ricostruzione della vicenda di questo mosaico dimostra che la tutela del patrimonio culturale non si esaurisce con il recupero dell’opera, ma prosegue attraverso lo studio e la verifica scientifica», ha dichiarato il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Il lavoro congiunto tra Carabinieri, Ministero, archeologi e università ha permesso infatti di restituire al reperto il suo contesto originario e, simbolicamente, alla collettività un frammento della propria storia.
Grande soddisfazione anche nelle Marche. Il sindaco di Folignano, Matteo Terrani, ha sottolineato come la scoperta restituisca al territorio «un frammento prezioso della propria memoria», rafforzando il legame tra la comunità e la sua storia antica. L’amministrazione comunale sta già lavorando con appassionati e volontari per valorizzare il sito della villa romana, mentre una delegazione si recherà a Pompei per incontrare il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, e avviare possibili collaborazioni.
Anche il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, ha evidenziato l’importanza della ricerca interdisciplinare che ha portato alla ricostruzione di questa vicenda complessa, i cui risultati sono stati pubblicati sull’E-journal degli scavi di Pompei.
Secondo Zuchtriegel la scoperta apre prospettive interessanti anche per la storia dell’arte e dell’economia romana: le nuove ricerche suggeriscono infatti l’esistenza di botteghe specializzate nel Lazio che producevano mosaici di pregio destinati a diverse regioni della penisola, dalle Marche alla Campania fino alla Puglia.
Un’indagine archeologica che, come un vero “cold case”, dimostra come la storia possa essere ricostruita pezzo dopo pezzo grazie alla collaborazione tra istituzioni, studiosi e comunità locali, restituendo finalmente al mosaico degli amanti il suo posto nella storia.
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