Il 25 gennaio tra sacro e quotidiano
Il 25 gennaio, per lungo tempo, è stato considerato un punto delicato dell’anno: non un inizio, non una fine, ma una correzione silenziosa.
Nelle campagne quel giorno non si caricava di significati solenni.
Si faceva poco. Si parlava meno. Si guardava.
Per chi viveva seguendo stagioni e raccolti, l’inverno non era solo una questione di freddo.
Era anche un tempo mentale: di attesa, di resistenza, di orientamento incerto.
Il 25 gennaio segnava il momento in cui quella fase iniziava a perdere presa. Non perché il gelo finisse, ma perché qualcosa, dentro, smetteva di essere governato solo dall’ombra.
Si diceva che da lì in avanti le decisioni tornavano lentamente a respirare.
La data coincide con la Conversione di San Paolo, ma nella cultura popolare il significato andava oltre l’episodio religioso.
Non si parlava tanto di fede, quanto di inversione. Di cambio di direzione dopo una crisi. Di luce che non arriva come premio, ma come conseguenza di uno scontro interiore.
Il 25 gennaio diventava così un simbolo condiviso: quando non puoi più continuare nello stesso modo, ma non sai ancora quale sarà il prossimo.
In alcune zone la sera non si lasciava consumare una fiamma fino alla fine. La si spegneva prima.
Con calma. Come si interrompe una frase che non serve più completare.
Poi si accendeva un’altra luce, ma non nello stesso punto della stanza. Non per vedere meglio, bensì per cambiare campo visivo. Era un gesto minimo, quasi invisibile. E proprio per questo efficace. Non si trattava di rinnegare il passato, né di scegliere subito una nuova strada.
Spegnere una luce significava riconoscere che una certa direzione aveva esaurito la sua funzione. Accenderne un’altra voleva dire restare disponibili, non risolti. Era un modo per dire: “Non insisto, ma resto presente.”
Oggi nessuno aspetta il 25 gennaio per compiere un rito. Eppure il senso di quella data è ancora attuale. Ci sono momenti in cui non serve fare di più. Serve fare diversamente. O, a volte, semplicemente smettere di tenere acceso ciò che non orienta più.
Questa sera, se vuoi, osserva una piccola abitudine che porti avanti senza pensarci. Interrompila. Poi sposta l’attenzione altrove. Non cercare una risposta immediata.
Il 25 gennaio non è il giorno delle soluzioni, ma quello in cui l’ombra smette, piano, di decidere da sola.
E questo, a volte, basta per cambiare tutto.
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