I termini “Pergolati e pagliarelle” analizzati nel Piccolo Dizionario Amorevole della Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana
Pergolati e pagliarelle loc. s. f. pl. – Architetture leggere e stagionali, espressione di un sapere contadino raffinato, nate per governare la luce, il freddo e il tempo all’interno degli agrumeti della Penisola Sorrentina. Più che semplici strutture di copertura, pergolati e pagliarelle costituiscono un dispositivo complesso di mediazione tra ambiente naturale e coltivazione intensiva, un’arte del controllo che lavora per sottrazione, ombra e attesa.
Già agli inizi del Novecento Riccardo Filangieri di Candida descriveva con precisione questi dispositivi: «telai consistenti in pali verticali piantati al suolo, sostenenti al di sopra degli alberi un graticolato di pali orizzontali, sul quale si adagiano coperture fatte di paglia stretta da assicelle inchiodate». Una definizione tecnica che restituisce tutta la concretezza di queste architetture leggere. Le pagliarelle sono la parte mobile e fragile di questo sistema: stuoie di paglia legate a listelli di legno, posate e rimosse secondo il ritmo delle stagioni. Insieme, queste strutture permettono di modulare l’esposizione al sole, proteggere le piante dalle gelate invernali e accompagnare la maturazione del frutto senza forzarla.
Savastano osservava come, prima dell’uso sistematico delle coperture, gli alberi vegetassero «a pienaria», esposti ai rigori dell’inverno che spesso ne compromettevano frutti e rami. Pergolati e pagliarelle nacquero proprio come risposta a questa vulnerabilità, trasformando il clima da destino in variabile da governare. Infatti, la loro diffusione non fu immediata né spontanea. Essa rispose a un preciso contesto storico, quando l’aumento della domanda di agrumi nei mercati nordici rese necessario garantire continuità e qualità alla produzione locale. Da quel momento, il controllo della luce e della temperatura divenne una competenza fondamentale, trasmessa per esperienza diretta, per osservazione, per tentativi successivi. Non esisteva un manuale universale: ogni agrumeto affinava il proprio equilibrio tra copertura e scopertura, tra protezione e apertura.
Pertanto, pergolati e pagliarelle raccontano una concezione del tempo agricolo profondamente diversa da quella industriale. Il loro montaggio e smontaggio scandisce l’anno, segnando passaggi, attese, soglie stagionali. Sono strutture che non pretendono di durare per sempre, ma che accettano la propria precarietà come parte integrante del funzionamento. Proprio per questo richiedono presenza, attenzione continua, ritorno quotidiano sul campo.
Nel paesaggio sorrentino, queste architetture leggere hanno contribuito a definire un’estetica specifica, fatta di ombre regolari, di superfici vibranti, di spazi semi-chiusi che mutano aspetto nel corso dell’anno. Ma ridurle a elemento pittoresco significherebbe fraintenderne il senso. Pergolati e pagliarelle sono, prima di tutto, strumenti di lavoro, espressione di un’intelligenza pratica capace di dialogare con il clima senza annullarlo, di proteggere senza isolare.
Oggi, con la progressiva riduzione della coltivazione attiva, molte di queste strutture sono scomparse o sopravvivono come segni residuali del paesaggio agrario.
Eppure, esse continuano a raccontare una storia precisa: quella di un territorio costruito non attraverso opere monumentali, ma mediante soluzioni leggere, reversibili, profondamente adattive. Pergolati e pagliarelle diventano così la testimonianza di un sapere che non separa la tecnica dalla sensibilità, ma le tiene insieme, insegnando che anche la luce – come il tempo – può essere governata solo con misura e attenzione.
Non è un caso che queste strutture siano pensate per essere montate e smontate: la loro temporaneità riflette una concezione agricola in cui il tempo non viene forzato, ma accompagnato, assecondato, abitato.
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