Foibe ed esodo giuliano-dalmata: una storia da studiare, una memoria da custodire
Oggi l’Italia celebra il Giorno del Ricordo, una ricorrenza civile istituita con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 per conservare e rinnovare la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata nel secondo dopoguerra. È una giornata che invita il Paese a confrontarsi con una pagina complessa e dolorosa della propria storia, troppo a lungo rimasta ai margini della coscienza collettiva.
Tra il 1943 e il 1947, nelle regioni dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, migliaia di italiani furono uccisi e gettati nelle foibe, profonde cavità carsiche divenute tragico simbolo di violenze politiche ed etniche. Parallelamente, oltre 250.000 persone furono costrette ad abbandonare le proprie terre, lasciando case, affetti e identità per fuggire da un clima di persecuzione e paura. Un esodo silenzioso, spesso accolto con diffidenza e incomprensione, che ha segnato profondamente generazioni di famiglie.
Il Giorno del Ricordo non è soltanto un momento di commemorazione, ma anche un’occasione di conoscenza e di consapevolezza. Ricordare significa riconoscere la sofferenza delle vittime, restituire dignità alle loro storie e rompere il silenzio che per decenni ha avvolto questi eventi. Significa anche affrontare la storia nella sua complessità, senza strumentalizzazioni, con il rigore della ricerca e il rispetto dovuto alla verità dei fatti.
Nel 2026, a più di ottant’anni dagli eventi più drammatici, il valore del Ricordo si intreccia con una responsabilità ancora più grande: trasmettere la memoria alle nuove generazioni. Testimonianze, documenti, studi storici e iniziative nelle scuole diventano strumenti fondamentali per evitare che l’oblio cancelli il senso di quanto accaduto. La memoria non è un esercizio del passato, ma un impegno per il presente e per il futuro.
Questa giornata rappresenta anche un invito alla riflessione sui temi della convivenza, del rispetto tra i popoli e del rifiuto di ogni forma di odio e violenza. Le tragedie del Novecento europeo ci ricordano quanto fragile possa essere la pace e quanto facilmente i nazionalismi estremi e le ideologie totalitarie possano trasformarsi in persecuzione. Ricordare le foibe e l’esodo significa ribadire il valore dei diritti umani e della dignità della persona.
Il 10 febbraio 2026, nelle istituzioni, nelle scuole e nelle comunità locali, il Giorno del Ricordo si conferma dunque come un momento di raccoglimento e di coscienza civile. Non per riaprire ferite, ma per sanarle attraverso la conoscenza e il riconoscimento. Solo una memoria condivisa e onesta può diventare fondamento di dialogo, di riconciliazione e di una cittadinanza più consapevole.
Ricordare è un dovere. Ma è anche un atto di giustizia verso chi ha sofferto e verso un Paese che, guardando con lucidità al proprio passato, può costruire un futuro più responsabile e umano.
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