Candelora 2026, Montevergine off limits: la “Juta dei Femminielli” accolta a Mercogliano tra fede, inclusione e tradizione
Quest’anno la Candelora a Montevergine ha assunto un volto diverso, ma non per questo meno intenso e carico di significato. Il 2 febbraio 2026, infatti, il Santuario della Madonna di Montevergine è rimasto off limits a causa di una frana che ha interessato la strada provinciale di accesso al monte Partenio, rendendo impossibile il tradizionale pellegrinaggio. Una situazione straordinaria che ha imposto un cambio di programma per la storica “Juta dei Femminielli”, uno dei riti più antichi e simbolici della religiosità popolare campana.
I pellegrini, giunti come ogni anno da tutta la Campania e anche da altre regioni, sono stati accolti a Mercogliano, nella chiesa del paese, dove don Vitaliano ha celebrato la benedizione delle candele e guidato un momento di preghiera, condivisione e convivialità. Un’accoglienza sentita che ha permesso alla devozione di esprimersi comunque, nonostante l’impossibilità di salire fino al Santuario.
Tradizionalmente, il pellegrinaggio del 2 febbraio conduceva i fedeli a piedi fino al Santuario di Montevergine, dove è custodita l’effigie della Madonna venerata come “Mamma Schiavona”, figura centrale di una devozione che unisce fede, identità e inclusione. Alla base della Juta c’è un’antica leggenda medievale, collocata tra il 1126 e il 1256, secondo la quale due giovani omosessuali, condannati a morire assiderati e divorati dai lupi, furono miracolosamente salvati dall’intervento della Madonna, che fece squarciare le nuvole lasciando passare i raggi del sole. Il ghiaccio si sciolse e i due poterono salvarsi, testimoniando la forza del bene e della misericordia.
È per questo che, da secoli, la comunità LGBT riconosce nella Madonna di Montevergine una madre accogliente e protettrice, rendendole omaggio con canti, preghiere e rituali che culminano nella celebrazione della Candelora e nell’accensione delle candele. Anche quest’anno, seppur lontani dal Santuario, i pellegrini hanno mantenuto vivo lo spirito della tradizione, trasformando Mercogliano in un luogo di incontro, fede e partecipazione.
La celebrazione della Candelora è da sempre caratterizzata da una forte componente simbolica ed emotiva: canti, balli, lacrime e momenti di silenzio si alternano in un rito che, pur nella sua teatralità, si svolge nel rispetto del sacro. Secondo alcuni studiosi di tradizioni popolari, le origini di questo rituale sarebbero addirittura precristiane, riconducibili ai culti della dea Cibele e ai Coribanti, sacerdoti che celebravano la Madre Nera con riti di trasformazione, musica e danze, elementi che nel tempo si sarebbero fusi con la devozione cristiana.
La Candelora di Montevergine resta, ancora oggi, un momento complesso e discusso, capace di suscitare consenso e dissenso. Da un lato, la profonda adesione della comunità gay, che ha fatto di questa data un simbolo di riconoscimento e spiritualità; dall’altro, le perplessità di una parte del mondo cattolico, non sempre pronta ad accogliere forme di devozione così diverse e inclusive.
Nonostante le difficoltà logistiche e le polemiche, la Candelora 2026 ha dimostrato ancora una volta che la devozione può superare gli ostacoli materiali. Anche senza la salita al Santuario la fede nella “Mamma Schiavona” ha trovato spazio e voce, confermandosi come un momento in cui la diversità incontra la spiritualità e la tradizione diventa patrimonio condiviso.
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