Bullismo e anoressia: il filo rosso della fragilità. L’analisi dell’avvocato di Sorrento Luigi Alfano, criminologo forense
Bullismo e anoressia: il filo rosso della fragilità. E’ questo l’argomento al centro di una recente puntata del programma televisivo “Psiche Criminale”, in onda su Cusano TV, con la partecipazione dell’avvocato e criminologo forense Luigi Alfano, originario di Sorrento e figura di spicco nel panorama investigativo italiano, cassazionista del foro di Nocera Inferiore, consulente del Tribunale di Torre Annunziata e perito della Procura di Napoli.
Bullismo e anoressia sembrano, a prima vista, due fenomeni distinti: il primo appartiene alla sfera delle relazioni sociali e della violenza psicologica o fisica, la seconda a quella dei disturbi del comportamento alimentare. Eppure, a uno sguardo più attento, emerge un filo rosso che li collega profondamente: la fragilità emotiva, spesso silenziosa, che attraversa soprattutto l’età evolutiva e adolescenziale.
Il bullismo si nutre di squilibri di potere. Chi bullizza cerca di affermarsi attraverso la prevaricazione, mentre chi subisce vive un’esperienza di svalutazione costante. Insulti, derisioni, esclusione sociale e umiliazioni ripetute minano l’autostima della vittima, che finisce per interiorizzare un’immagine negativa di sé. Il corpo, la personalità, il modo di essere diventano bersagli, fino a trasformarsi in fonti di vergogna.
È proprio qui che il bullismo può intrecciarsi con l’anoressia. In molti casi, il controllo sul cibo e sul peso diventa una risposta al dolore emotivo, un tentativo di recuperare potere su qualcosa quando tutto il resto sembra sfuggire di mano. L’anoressia non è solo il rifiuto del cibo: è un linguaggio del disagio, un modo estremo di comunicare una sofferenza che non trova ascolto.
La fragilità che accomuna bullismo e anoressia non va intesa come debolezza, ma come esposizione. Ragazze e ragazzi particolarmente sensibili, perfezionisti o desiderosi di approvazione possono essere più vulnerabili agli attacchi esterni e, allo stesso tempo, più inclini a rivolgere la violenza verso se stessi. Il giudizio altrui diventa una voce interna spietata, che spinge a cercare un ideale irraggiungibile di controllo e perfezione.
Anche il contesto sociale gioca un ruolo decisivo. Viviamo in una cultura che enfatizza l’apparenza, il successo e la performance, spesso amplificata dai social media. In questo scenario, il corpo diventa un biglietto da visita e il confronto è costante. Chi è già ferito dal bullismo può trovare in questi modelli un’ulteriore conferma della propria inadeguatezza, alimentando comportamenti a rischio.
Affrontare il legame tra bullismo e anoressia significa riconoscere l’importanza della prevenzione e dell’ascolto. Scuola, famiglia e istituzioni devono lavorare insieme per creare ambienti sicuri, in cui le emozioni possano essere espresse senza paura di giudizio. Intervenire precocemente, dare valore alla parola dei ragazzi e promuovere una cultura del rispetto e dell’empatia è fondamentale.
Spezzare il filo rosso della fragilità è possibile solo trasformandolo in un filo di cura. Significa insegnare che chiedere aiuto non è una colpa, che il corpo non è un nemico e che il valore di una persona non si misura né in chili né nell’opinione altrui. Solo così bullismo e anoressia possono perdere il loro potere distruttivo e lasciare spazio a percorsi di crescita e di rinascita.
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