Arresti fra Lazio e Campania: stretta sulla mafia. L’analisi del criminologo di Sorrento Avv. Luigi Alfano
Arresti fra Lazio e Campania: stretta sulla mafia. E’ questo l’argomento al centro di una recente puntata del programma televisivo “Psiche Criminale”, in onda su Cusano TV, con la partecipazione dell’avvocato e criminologo forense Luigi Alfano, originario di Sorrento e figura di spicco nel panorama investigativo italiano, cassazionista del foro di Nocera Inferiore, consulente del Tribunale di Torre Annunziata e perito della Procura di Napoli.
Un’importante operazione antimafia coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma ha portato nelle ultime settimane all’esecuzione di misure cautelari e sequestri tra Lazio e Campania, segnando un nuovo significativo colpo alle attività criminali di stampo mafioso che cercano di radicarsi fuori dai territori d’origine.
L’inchiesta, ribattezzata “Porta Napoletana”, ha visto l’impegno del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Latina con il supporto di reparti territoriali competenti, inclusi comandi di Roma, Napoli e delle zone costiere pontine.
L’operazione ha portato all’arresto di cinque persone accusate di gravissimi reati, tra cui scambio elettorale politico-mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e turbata libertà degli incanti.
Tra gli arrestati figura Eduardo Marano, ritenuto un esponente del clan Licciardi, una delle organizzazioni camorristiche storiche di Napoli e parte dell’alleanza di Secondigliano, con presunti collegamenti nel Lazio e a Terracina, dove avrebbe cercato di influenzare il tessuto politico-amministrativo locale.
Le indagini, avviate nel giugno 2022, hanno documentato come l’organizzazione, oltre a condizionare attività economiche, abbia praticato condotte illecite mirate a ottenere appoggi per le elezioni amministrative del maggio 2023 nella città pontina. Secondo gli inquirenti, un consigliere comunale di Terracina sarebbe stato coinvolto nel chiedere voti all’esponente camorrista in cambio di favori politici e indiretti vantaggi.
L’operazione ha portato anche al sequestro preventivo di beni immobili e quote societarie, inclusi locali commerciali, edifici ricettivi e terreni, per un valore complessivo che supera gli 11 milioni di euro.
Tra i beni coinvolti ci sono una galleria commerciale nel centro di Terracina, un B&B, oltre a venti unità immobiliari e altri terreni tra San Felice Circeo, Roma e Napoli.
La cosiddetta Operazione Porta Napoletana si inserisce in un contesto più ampio di interventi giudiziari e investigativi contro le mafie e le loro ramificazioni territoriali nel centro e sud Italia. La presenza di clan camorristici campani come quello dei Licciardi oltre i confini regionali, con tentativi di infiltrazione in ambiti politici ed economici, conferma la necessità di una vigilanza costante da parte delle autorità giudiziarie e delle forze dell’ordine.
Negli ultimi anni, infatti, le indagini antimafia hanno evidenziato non solo traffici criminali tradizionali legati a estorsioni e droga, ma anche tentativi di condizionamento elettorale e penetrazione di clan nel tessuto civico e imprenditoriale. L’azione coordinata tra procure e forze dell’ordine resta fondamentale per arginare queste tendenze e tutelare la legalità in regioni come Lazio e Campania.
L’operazione “Porta Napoletana” rappresenta un ulteriore passo nella lotta allo sviluppo delle mafie fuori dai territori di origine, con un’attenzione particolare ai meccanismi di influenza nelle istituzioni locali e negli affari legali. Il bilancio di arresti e sequestri sottolinea come la criminalità organizzata continui a evolversi, richiedendo un contrasto sempre più capillare e coordinato da parte dello Stato.




