Piano di Sorrento, tra vento e silenzio: il cammino intenso della Confraternita della B.V. Immacolata e dei Santi Nicola e Luigi
Nel cuore della Settimana Santa, quando il tempo sembra rallentare e ogni gesto si carica di significato, le strade tornano a riempirsi di passi lenti, di canti sommessi, di silenzi che parlano. È ciò che è accaduto ieri, Martedì Santo, durante la processione della Confraternita della B.V. Immacolata e dei Santi Nicola e Luigi, un momento che ha unito la comunità in un’esperienza intensa e profondamente condivisa.
Tra i momenti più toccanti, quello vissuto presso il cimitero cittadino, dove la processione si è trasformata in preghiera raccolta, in memoria viva, in dialogo silenzioso tra chi cammina e chi non c’è più. A raccontare questa esperienza è stato il priore Biagio Verdicchio, con parole che restituiscono tutta la forza emotiva e spirituale della serata.
Il priore così scrive: «Bella, intensa, partecipata, sentita, attesa, sofferta, solenne, devota, profonda, toccante, silenziosa, commovente, intima, suggestiva, composta, corale.
Esiste secondo voi uno ed uno soltanto tra tanti aggettivi per descrivere le processioni della Settimana Santa, e in particolare quella che ieri sera – Martedì Santo – ha “inondato di lacrime”, prima ancora della pioggia, la nostra città?
Nel silenzio del cimitero, dove il dolore incontra tutti i giorni la speranza, ci siamo raccolti con Don Giuseppe e l’Arciconfraternita della SS. Trinità come un solo popolo nella fede.
Non c’erano solo i 360 partecipanti complessivi e le tante persone, curiosi, fedeli, accorse.
C’erano con noi le generazioni che ci hanno preceduto e che già vivono la Pasqua eterna.
C’erano con noi uomini e donne che hanno indossato per tutta una vita un cappuccio, che hanno intonato e cantato per anni inni e preghiere.
Una processione nella processione, con numeri infiniti!
Nonostante il freddo, la pioggia, il vento che ha sferzato le chiome dei cipressi, abbiamo portato nella preghiera i volti amati che non vediamo più, ma che vivono per sempre nella memoria e nel cuore.
La Croce ha illuminato la notte del distacco e ci ha ricordato che l’amore non muore, ma si compie nella luce eterna di Dio.
Un grazie sentito all’Amministrazione Comunale, al Sindaco Salvatore Cappiello, al vicesindaco Giovanni Iaccarino, all’Assessore Annalisa Pasquariello e al Presidente del Consiglio Comunale Antonella Arnese per l’uso di spazi pubblici della città, al Comando Vigili per l’attenta e paziente collaborazione.
Un grazie ai 220 partecipanti, ai bambini e alle bambine presenti nonostante il meteo proibitivo, alle 100 coriste e al Maestro Masi e alla Banda Musicale, che hanno cantato senza sosta, fino alle lacrime.
Ai Cerimonieri, collaboratori, confratelli, consorelle, amici dell’oratorio che in queste settimane hanno curato, allestito, reso possibile anche in condizioni difficili la buona riuscita del cammino.
Al Parroco Don Antonino e al Vicario Don Giuseppe per aver guidato con illuminata sapienza il Cammino di Martedì Santo 2026.
Ai sodalizi della SS. Trinità, della SS. Annunziata e della Morte ed Orazione e al Direttore della Casa di Riposo per aver “camminato” con noi fino al momento di Adorazione conclusivo, suggello di una serata che resterà nella storia, e che chiude e apre un ciclo o forse che semplicemente non lo interromperà mai…
Sono stati 12 anni intensi e di profondo e maturo cambiamento, di Amore Incondizionato come cantava la Vanoni, in quella strofa che ha accompagnato tutta la Quaresima 2026 del nostro Sodalizio.
In fondo tutto ciò che conta è Amare …
Martedì Santo 31 marzo 2026, io c’ero
Martedì Santo 23 marzo 2027, io (tranquilli) ci sarò».
Le parole del priore non sono solo il resoconto di una processione: sono il riflesso di un’esperienza che supera il tempo e lo spazio. In quella sera segnata dalla pioggia e dal vento, ciò che emerge con forza è la capacità di una comunità di riconoscersi unita, di ritrovarsi attorno a simboli e gesti che parlano di vita, morte e speranza.
Il passaggio al cimitero ha rappresentato il cuore più autentico di questo cammino. Non è stata soltanto una tappa, ma un confine attraversato insieme: quello tra la presenza e l’assenza, tra il ricordo e la promessa. Lì, dove il dolore è quotidiano, la processione è diventata risposta, carezza collettiva, un modo per dire che nessuno è davvero perduto.
Colpisce l’idea di una “processione nella processione”. È un’immagine potente, che restituisce il senso profondo della tradizione: non solo chi cammina fisicamente, ma anche chi ha camminato prima continua ad esserci. Le voci del passato si intrecciano con quelle del presente, creando una continuità che non si spezza. È questa la vera eredità delle confraternite: non solo riti, ma memoria viva.
E poi c’è il valore della partecipazione. Numeri, ruoli, nomi diventano secondari rispetto a ciò che realmente conta: la presenza. Bambini sotto la pioggia, coristi che cantano fino alle lacrime, confratelli che lavorano nell’ombra. Tutto converge in un unico gesto corale, dove ciascuno offre qualcosa di sé.
Infine, resta quella frase semplice e disarmante: “In fondo tutto ciò che conta è Amare”. È forse questa la chiave di tutto. La processione, con la sua solennità e la sua fatica, non è altro che una forma concreta di amore: per la propria fede, per la propria comunità, per chi c’è e per chi non c’è più.
E allora quella sera non si chiude davvero. Come suggeriscono le ultime parole del priore, non è una fine ma un passaggio. Un ciclo che si rinnova, una promessa che continua. Perché finché ci sarà qualcuno disposto a camminare, a ricordare, a pregare, quella processione non smetterà mai di esistere. E continuerà, anno dopo anno, a raccontare la stessa verità: che l’amore, quando è autentico, non conosce fine.
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