Piano di Sorrento, la riflessione di don Rito Maresca sul Vangelo del giorno: la fede che mette in cammino
Il Vangelo spesso racconta storie di uomini e donne che, nel momento della prova, trovano la forza di mettersi in cammino. Non sempre la fede nasce da una certezza assoluta: a volte prende forma proprio dentro la fragilità, nel cuore di situazioni difficili in cui l’unica strada possibile sembra essere quella di cercare aiuto oltre i propri limiti.
È questo il senso della riflessione proposta da don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della Parrocchia di Mortora a Piano di Sorrento, che commenta un episodio tratto dal Vangelo di Giovanni. Al centro del racconto c’è un padre che decide di lasciare il figlio gravemente malato per andare incontro a Gesù, compiendo un gesto che può apparire paradossale ma che diventa segno di una fiducia profonda.
Don Rito scrive: «A volte la fede è questo: lasciare per un momento il capezzale del problema… per andare a cercare Gesù.
«“Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato”. Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: “Tuo figlio vive”, e credette lui con tutta la sua famiglia» (Gv 4,52-53).
Un giorno di cammino lontano da un figlio. Questo padre si allontana dal figlio in fin di vita per cercare aiuto in Gesù. Mi fa pensare ai tanti “viaggi della speranza” che si fanno per una diagnosi, una paura, un intervento chirurgico… ma mi colpisce soprattutto il coraggio di quest’uomo: lascia il bambino, esce di casa, si mette in strada.
Ci sono momenti in cui dolore e paura ci sovrastano, ci travolgono, chiudono gli orizzonti. Questo padre invece fa una cosa controintuitiva: esce. Supera la voce che dice: “Dove vai? Senza di te precipita tutto! Non puoi allontanarti!”.
E va incontro a Gesù. E in quell’incontro, anche solo per un istante, viene tirato fuori dal vortice: non perché il problema sparisca subito, ma perché l’orizzonte si riapre.
Cosa significa per te oggi lasciare il capezzale del tuo problema per incontrare Gesù? Tornare a Cana, quel villaggio piccolo e insignificante dove però Gesù ha dato vino nuovo a un matrimonio che rischiava di fallire.
Qual è il tuo “bambino che sta morendo” — quella parte fragile che senti spegnersi?
E qual è la tua “Cana” — il luogo concreto in cui devi tornare a cercare Gesù: una preghiera semplice, l’Eucaristia, una confessione, una persona di fede, un tempo di silenzio vero?
Oggi fai un passo: esci un attimo dal problema… e vai verso di Lui».
Il messaggio che emerge da questa pagina evangelica invita a guardare la fede non come un rifugio passivo, ma come una dinamica di movimento. Nella vita di ogni persona esistono momenti in cui le difficoltà sembrano occupare tutto lo spazio interiore, impedendo di intravedere una via d’uscita. In questi frangenti, la tentazione più forte è quella di restare immobilizzati dentro la preoccupazione.
La storia raccontata nel Vangelo suggerisce invece un’altra prospettiva: a volte è necessario compiere un passo fuori dalla situazione che ci assorbe completamente, per recuperare uno sguardo più ampio. Questo gesto non significa ignorare il problema o abbandonare le proprie responsabilità, ma cercare una luce che permetta di affrontarlo con una nuova consapevolezza.
Il percorso di fede, in questo senso, diventa un cammino fatto di piccoli gesti concreti: un momento di preghiera, un tempo di silenzio, l’incontro con una comunità o con una persona capace di accompagnare e sostenere. Sono occasioni che aiutano a ritrovare equilibrio e speranza anche quando le circostanze sembrano difficili.
In fondo, il cuore di questo messaggio è semplice ma profondo: quando le preoccupazioni sembrano chiudere ogni prospettiva, esiste sempre la possibilità di rimettersi in cammino e cercare una direzione che restituisca fiducia e respiro alla propria vita.
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