Piano di Sorrento, don Rito Maresca: «Puoi fare sacrifici e restare uguale. Ma se ami, cambi»
La Quaresima è un tempo di introspezione, di gesti simbolici e di rituali che segnano il cammino della fede. Nella tradizione della nostra terra le processioni della Settimana Santa sono momenti di forte spiritualità, dove la penitenza e i sacrifici vengono messi in scena come segni di devozione. Tuttavia, come sottolinea don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della Parrocchia di Mortora a Piano di Sorrento, è fondamentale ricordare che il vero cuore del Vangelo non risiede nel mero compiere azioni, ma nella capacità di amare profondamente: è l’amore che cambia, non solo l’atto esteriore.
Don Rito scrive: «Puoi fare sacrifici e restare uguale. Ma se ami, cambi.
“Amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici” (Mc 12,33).
La Quaresima è spesso associata ai sacrifici e alla penitenza. E qui nella nostra terra, con le processioni della Settimana Santa, tante cose vengono presentate come “cammino penitenziale”. Ma c’è un rischio: alcuni sacrifici e alcune opere religiose possono perfino diventare facili da fare, accrescere l’orgoglio e farci sentire a posto con la coscienza.
Chi ama, invece, non è mai “a posto” nel senso comodo del termine. Dillo a un innamorato: non si placa. Dillo a chi è appassionato: non vive di minimi sindacali. Chi ama cerca e ricerca, si preoccupa, si prende cura.
Molti sacrifici (anche belli e generosi) possono rispondere alla logica antica del “placare”: placare Dio… o, più spesso, placare la coscienza, per poi tornare alla vita di sempre. Ma il Vangelo oggi ti sposta: il centro non è “fare qualcosa per sentirti migliore”, ma amare.
E c’è un’altra differenza: il sacrificio spesso è rinunciare a qualcosa. Chi ama, invece, aggiunge: aggiunge valore, aggiunge cura, aggiunge bene. Certo, chi ama sa anche rinunciare a qualcosa per sé… ma la rinuncia è importante perché serve a far spazio a un bene più grande per l’altro.
Oggi prova a vivere la tua penitenza così: non come un esercizio “solo per te”, ma come un modo concreto di aggiungere bene a qualcuno.
Rinuncia a qualcosa… per guadagnare presenza, ascolto, pazienza, servizio.
A chi puoi aggiungere valore oggi?».
La riflessione di don Rito ci invita a ripensare il senso delle nostre azioni quotidiane. Non è sufficiente limitarsi a compiere gesti esteriori o a seguire rituali precostituiti: ciò che trasforma davvero la vita è l’attenzione concreta verso chi ci sta accanto. La rinuncia, la fatica, il sacrificio assumono un valore autentico solo quando diventano strumenti per costruire relazioni, offrire sostegno e diffondere bene.
Questo richiamo al cambiamento interiore implica un atteggiamento di apertura e di ascolto. Ogni giorno offre la possibilità di essere presenti, di dare tempo e cura, di percepire i bisogni degli altri e rispondere con gesti concreti. In questo senso, la Quaresima non è solo un periodo di autodisciplina, ma un’opportunità per allenare il cuore a espandersi, per trasformare i piccoli gesti in atti di generosità duratura.
L’invito finale, quindi, non è solo a fare di più, ma a essere più autentici, più sensibili e più disponibili. È un promemoria che la vita di fede e la crescita personale si misurano nel modo in cui tocchiamo la vita degli altri, e che ogni piccolo gesto d’attenzione ha il potere di arricchire non solo chi lo riceve, ma chi lo compie. In questo cammino, la vera penitenza diventa strumento di amore, e l’amore diventa forza che trasforma.
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