Castellammare di Stabia, l’ex istituto dei Salesiani venduto all’asta ad una società con capitali cinesi
Quella che per decenni è stata una delle più importanti esperienze educative e sociali di Castellammare di Stabia si è conclusa con un epilogo che lascia l’amaro in bocca. L’ex istituto dei Salesiani, sorto nel 1965 nel quartiere di Scanzano con l’obiettivo di offrire ai giovani un’alternativa concreta alla strada e alla criminalità organizzata, è stato recentemente ceduto all’asta a una società riconducibile a capitali cinesi per 2 milioni e 700 mila euro.
La struttura, immersa in un’area di grande pregio paesaggistico con affaccio sul Golfo di Napoli, si estende su circa 25 mila metri quadrati e comprende un albergo, una sala congressi, un auditorium, spazi verdi e impianti sportivi. Un patrimonio che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per centinaia di ragazzi, coinvolti in attività sportive, teatrali e formative grazie all’impegno di volontari e educatori, secondo il modello salesiano ispirato a don Bosco.
Alla quarta udienza della procedura fallimentare l’intero complesso è stato aggiudicato alla società Pan, con sede legale a Napoli, guidata dall’imprenditrice Chen Fangfang, attiva nel settore del commercio di materiale elettrico e illuminotecnico. Al momento resta incerto il futuro utilizzo dell’immobile, anche perché la sua destinazione urbanistica ne vincola l’impiego ad attività turistico-culturali.
Per la città si tratta di un’ulteriore perdita simbolica, che si aggiunge a quella delle Terme di Stabia. Un epilogo che pesa anche sul piano politico e istituzionale: nel marzo dello scorso anno il Consiglio comunale aveva approvato all’unanimità una mozione impegnando l’amministrazione, guidata dal sindaco Luigi Vicinanza, a verificare un possibile intervento di enti pubblici come Regione Campania, Città Metropolitana o Comune stesso per l’acquisizione del bene. Tra le ipotesi valutate vi era la trasformazione del complesso in una nuova sede dell’istituto alberghiero cittadino, sfruttando la presenza di cucine e camere già attrezzate. Tuttavia, nessuna di queste opzioni ha trovato concretezza.
Negli anni precedenti, l’ex struttura salesiana aveva già conosciuto un primo cambiamento di rotta con l’acquisizione da parte della Fondazione Restoring Ancient Stabiae (RAS). In quella fase, nonostante un tentativo – poi sfumato – del Comune di intervenire direttamente nell’acquisto, il complesso era stato riconvertito in polo di studio, ricerca archeologica e turismo culturale, ospitando anche eventi, cerimonie e matrimoni.
La svolta negativa è arrivata dopo la scomparsa del notaio Ferdinando Spagnuolo, figura centrale nel progetto di rilancio. Da quel momento si sono moltiplicate le difficoltà gestionali e si è inasprito il contenzioso con i Salesiani, che vantano ancora un credito di circa due milioni di euro. Ne sono seguiti il pignoramento della proprietà e l’avvio della procedura fallimentare che ha condotto alla vendita all’asta.
Nel corso del tempo non sono mancate iniziative di protesta e sensibilizzazione, come una petizione online che ha raccolto migliaia di adesioni, promossa anche da esponenti politici locali. Ma ogni tentativo di salvare la struttura da un destino ormai segnato si è rivelato vano.
Durissimo il commento del gruppo di Base Popolare, con il consigliere comunale Maurizio Apuzzo e l’ex sindaco Salvatore Vozza, che parlano apertamente di «una vergogna» e di «un’occasione persa per restituire alla città e ai quartieri più fragili spazi di luce e aggregazione, proprio dove la pressione della camorra resta forte».
Oggi il destino dell’ex istituto dei Salesiani appare scritto. Resta il rimpianto per un luogo che per molti anni ha rappresentato una barriera concreta contro l’emarginazione e l’illegalità, e che ora attende di conoscere quale sarà il suo futuro.
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