Treviso, città con più crimini fra minori. L’analisi dell’avvocato di Sorrento Luigi Alfano
Treviso, città con più crimini fra minori. Il motivo? E’ questo l’argomento al centro di una recente puntata del programma televisivo “Psiche Criminale”, in onda su Cusano TV, con la partecipazione dell’avvocato e criminologo forense Luigi Alfano, originario di Sorrento e figura di spicco nel panorama investigativo italiano, cassazionista del foro di Nocera Inferiore, consulente del Tribunale di Torre Annunziata e perito della Procura di Napoli.
Nel quadro della criminalità in Italia emerge un dato contraddittorio: la provincia di Treviso si conferma tra le più sicure del Paese secondo l’Indice della Criminalità 2025, ma allo stesso tempo registra il più alto tasso di minori coinvolti in reati come rapine e aggressioni rispetto alle altre province italiane.
Secondo i dati elaborati dall’Indice della Criminalità 2025, Treviso si colloca nella parte bassa della classifica nazionale per numero complessivo di reati denunciati – con 2.330,8 denunce ogni 100mila abitanti – e resta una delle province più tranquille del Veneto e d’Italia. Tuttavia, quando si analizza la componente minorile delle denunce, il quadro cambia: nel 2024 circa il 9,5% delle persone denunciate o arrestate nella provincia aveva meno di 18 anni, una percentuale quasi doppia rispetto alla media nazionale.
Il paradosso di Treviso è proprio questo: in un territorio con bassi livelli complessivi di criminalità, i giovani risultano protagonisti in misura più elevata nei reati di strada, come rapine e aggressioni. Mentre i furti e le truffe rimangono le categorie di reato più frequenti tra la popolazione in generale, è il fenomeno delle cosiddette “baby gang” a destare maggiore preoccupazione.
Il trend non è un caso isolato: a livello nazionale il numero di minorenni denunciati, fermati o arrestati è in crescita da anni, con un aumento di circa il 30% tra il 2020 e il 2024. Le forze dell’ordine e gli esperti evidenziano come i giovani, specie nella fascia 16-17 anni, siano sempre più coinvolti in reati predatori e di strada, fenomeno che spesso va di pari passo con contesti di disagio sociale, difficoltà di integrazione e mancanza di opportunità di aggregazione positiva, senza tralasciare l’influenza di modelli comportamentali negativi e dinamiche di gruppo.
Le ragioni del fenomeno sono molteplici e complesse.
– Disagio giovanile e mancanza di riferimenti positivi: gli adolescenti possono trovarsi in una condizione di fragilità, in assenza di punti di riferimento stabili o opportunità costruttive di socializzazione.
– Influenza dei gruppi e dinamiche di branco: le “baby gang” spesso si formano in contesti in cui i ragazzi cercano identità e appartenenza, ma sfociano in comportamenti antisociali.
– Espansione del fenomeno anche nei centri medio-piccoli: ciò che in passato poteva sembrare un problema delle grandi città ora interessa anche realtà come Treviso, dove questi episodi erano considerati rari.
Gli esperti sottolineano come l’approccio repressivo da solo non sia sufficiente: servono interventi di prevenzione, ascolto e servizi sociali dedicati, che coinvolgano scuole, famiglie e comunità locali per affrontare il disagio giovanile alla radice. Il dibattito su come conciliare la sicurezza generale con un’efficace risposta educativa resta aperto, ma il caso di Treviso mette in luce la necessità di un’analisi più profonda e di risposte coordinate su scala locale e nazionale.
In sintesi, nonostante Treviso sia una delle province italiane con meno crimini complessivi, il fenomeno della criminalità minorile qui è particolarmente marcato, riflettendo tendenze più ampie del paese e ponendo l’accento sulla necessità di interventi sociali e culturali specifici.
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