14 anni dal naufragio della Costa Concordia, uno dei più gravi incidenti marittimi della storia italiana
Il 14 gennaio 2012 rimane una data indelebile nella storia della navigazione italiana: nella notte tra il 13 e il 14 gennaio, la nave da crociera Costa Concordia, di proprietà della compagnia Costa Crociere, urtò gli scogli dell’Isola del Giglio, dando inizio a uno dei naufragi più gravi della storia recente. Quest’anno ricorre il 14° anniversario di quella tragedia che costò la vita a 32 persone e segnò profondamente l’opinione pubblica nazionale e internazionale.
La Costa Concordia, lunga circa 290 metri e con una stazza lorda di oltre 114.000 tonnellate, stava completando l’ultima tappa della crociera “Profumo d’agrumi”, partita da Savona e con scali a Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo e Civitavecchia. Alle 21:45 del 13 gennaio 2012, durante una manovra di avvicinamento all’Isola del Giglio, nota come “inchino”, la nave si discostò dalla rotta prevista e colpì il gruppo di scogli denominato delle Scole, provocando una falla lunga oltre 35 metri sul lato sinistro dello scafo.
L’impatto causò un brusco sbandamento, l’allagamento dei compartimenti centrali e la parziale sommersione della nave. I sistemi principali di propulsione ed elettricità furono immediatamente fuori uso, rendendo la nave completamente ingovernabile.
Nonostante la gravità della situazione l’equipaggio e la popolazione locale si adoperarono con coraggio per soccorrere passeggeri ed equipaggio. Le operazioni di evacuazione furono complicate dal crescente sbandamento e dall’allagamento dei ponti: molte persone furono salvate grazie a lance e zattere, mentre altri si tuffarono in mare e raggiunsero a nuoto la riva.
I soccorsi furono coordinati dalla Capitaneria di porto di Livorno e videro l’intervento di motovedette, elicotteri, traghetti civili e forze dell’ordine. Tra i protagonisti della notte, il vicesindaco dell’Isola del Giglio, Mario Pellegrini, salì a bordo per mettere in salvo decine di persone, mentre membri dell’equipaggio, come il commissario di bordo Manrico Giampedroni, si distinsero per coraggio nell’aiutare i naufraghi intrappolati.
Le operazioni di soccorso durarono fino alle prime ore del mattino del 14 gennaio, con la Costa Concordia ormai coricata sul fianco destro, a circa 90° di sbandamento. Alla fine, furono salvati 3.190 passeggeri e 1.007 membri dell’equipaggio, mentre le ricerche dei dispersi proseguirono per settimane sul relitto semisommerso.
Il naufragio causò 32 vittime e oltre 100 feriti. Il comandante della nave, Francesco Schettino, fu ritenuto responsabile del disastro e condannato a 16 anni di reclusione. Al contempo, l’eroismo di molti membri dell’equipaggio e dei cittadini dell’Isola del Giglio venne riconosciuto a livello nazionale e internazionale: nel 2012 i Lloyd’s di Londra assegnarono il titolo di “Seafarers of the Year” all’equipaggio, mentre i comuni di Isola del Giglio e Monte Argentario ricevettero la Medaglia d’oro al merito civile per il loro impegno nel soccorso.
Le operazioni di ricerca dei dispersi sul relitto durarono fino al 2014, con l’individuazione di tutti i corpi delle vittime. Il naufragio della Costa Concordia rimane non solo una delle più gravi tragedie marittime italiane, ma anche un esempio di come coraggio, coordinazione e solidarietà possano fare la differenza in situazioni estreme.
A 14 anni di distanza, il naufragio della Costa Concordia resta un monito sull’importanza della sicurezza in mare, della responsabilità dei comandanti e del ruolo insostituibile di chi, in condizioni estreme, sceglie di mettere la vita degli altri davanti alla propria. La memoria di quella notte, dei soccorritori, dei cittadini e delle vittime continua a vivere nella coscienza collettiva, ricordandoci che ogni vita in mare è preziosa e ogni gesto di solidarietà conta.
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