Piano di Sorrento, la meditazione di don Rito Maresca: “Gesù non viene a rovinare, ma a liberare”
Una riflessione semplice, diretta, ma capace di arrivare in profondità. È quella affidata ai social da don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della Parrocchia di Mortora a Piano di Sorrento, nel commento al Vangelo del giorno, a partire dal celebre passo del Vangelo di Marco sulla liberazione dell’indemoniato nella sinagoga di Cafarnao. Un testo che diventa specchio della vita quotidiana, lontano da letture spettacolari e vicino alle lotte interiori di ciascuno.
Don Rito scrive: «La voce che ti frena la conosci già. E non serve essere indemoniati.
«Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?» (Mc 1,24).
Ogni volta che provi a diventare migliore, ogni volta che cerchi di lasciare una cattiva abitudine, di uscire da un vizio, di cambiare rotta… c’è una parte dentro di te che grida proprio così: “Lasciami stare. Non complicarmi la vita. Non togliermi le mie piccole sicurezze.”
Eppure la domanda è vera e merita risposta: che cosa vuole Gesù da noi?
Non la rovina, ma la salvezza.
Non una vita “nuova” solo di facciata, ma una vita piena.
Non il piacere di un attimo, ma la gioia vera.
Per questo quella voce protesta: perché sa che con Gesù non si resta prigionieri. Con Lui si cambia. E cambiare costa.
Fai attenzione a quando la senti: è la voce del nemico che ti propone sempre una strada più facile, più comoda, meno faticosa… e intanto ti ruba libertà.
Oggi, quando la riconosci, prova a fare l’opposto: un colpo d’ali, un passo più alto. Un “no” a ciò che ti spegne, un “sì” a ciò che ti rialza. Anche solo per cinque minuti.
E tu, in quale momento senti dentro questa frase: “Sei venuto a rovinarci”?».
Le parole di don Rito spostano l’attenzione dal gesto clamoroso dell’esorcismo alla dimensione interiore del combattimento spirituale, quella che ogni persona sperimenta quando si trova davanti alla possibilità di cambiare davvero. Il “demonio” non è necessariamente qualcosa di esterno o straordinario, ma spesso assume il volto familiare della paura, dell’abitudine, della comodità che trattiene.
La domanda gridata nel Vangelo – “Sei venuto a rovinarci?” – diventa così la voce di quella parte di noi che teme di perdere equilibri apparenti, anche quando sono fragili o sbagliati. Gesù, ricorda don Rito, non viene a togliere, ma a liberare; non a complicare la vita, ma a renderla più vera. E proprio per questo la sua presenza disturba.
Il passaggio più incisivo è forse l’invito finale, concreto e accessibile: non grandi rivoluzioni, ma piccoli atti di libertà, anche solo “per cinque minuti”. Un gesto minimo, ma controcorrente, che segna la differenza tra restare prigionieri e iniziare a volare.
Una meditazione che parla il linguaggio della quotidianità e che invita ciascuno a riconoscere quella voce interiore che frena, per scegliere, ancora una volta, da che parte stare.
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