Stille Nacht, il racconto del Buon Natale
Non è stato semplice arrivare qui a Obendorf, in Austria, nella regione di Salisburgo. Ci sono due località con lo stesso nome, una in Austria e l’altra in Germania, a poca distanza l’una dall’altra e il navigatore impazziva, si disorientava. A noi interessa la Obendorf austriaca, perché qui la notte di Natale del 1818 fu composto uno dei canti natalizi più famosi al mondo, Stille Nacht, Heilige Nacht. L’organista della chiesa parrocchiale di questa località, Franz Xaver Gruber a poche ore dalla Notte Santa si rese conto che l’organo era inservibile perché la gatta aveva scelto proprio lo strumento per mettere al mondo i suoi gattini, facendo un macello, danneggiandolo in più punti. Il maestro non si perse d’animo e musicò, su parole di Franz Mohr un canto per voce e chitarra, che, dalla terra di Mozart, avrebbe scavalcato Alpi e oceani, per essere cantato praticamente in tutto il mondo. Questa storia semplice ma incredibile, rende Obendorf uno dei luoghi del Natale, assieme a Betlemme, Greccio, Napoli, Scapoli e altre località.
Obendorf ha dedicato alla sua amata Stille Nacht un museo su tre piani, tra maestosi abeti; oggi che lo visitiamo è il 27 luglio del 2006 eppure sembra che sia Natale. Ci sono vecchie foto, cartoline, manifesti, quadri, strumenti musicali, partiture, filmati e un macchinario dove, indossando le cuffie, è possibile ascoltare il canto in qualsiasi lingua del mondo, basta selezionare e premere un tasto. Infatti Stille Nacht è stato tradotto in ben trecento lingue; in Italia diventò Astro del Ciel nel 1937 con i versi di Angelo Meli, di Bergamo. Qui, su questo jue box sono in elenco lingue orientali come cinese e giapponese, delle due Americhe, dell’Africa, della Russia, dell’Australia.
La Notte di Natale, a San Michele, Astro del Ciel lo cantavamo alla Comunione, la gente in fila era tanta e si potevano eseguire parecchie strofe. Alla fine degli anni Sessanta per la solennità noi Pueri Cantores ci affiancavamo al coro femminile di Lina Gargiulo, l’organista e di Lena Scarpati. La basilica era un tripudio di luci, il presepe coi pastori del Settecento napoletano si trovava nell’altare della Madonna delle Grazie e già a mezzanotte in punto, al canto del Tu scendi dalle stelle avevamo accompagnato i sacerdoti in processione, per deporre il Bambinello nella mangiatoia. Ma il canto di Astro del Ciel, di grande dolcezza, creava un vortice di suoni e voci, uno scintillio che sembrava aprire il tetto del tempio per andare a cercare l’astro divino nel cielo stellato, il Bambinello capace di portare la pace in tutti i cuori. Tante volte all’organo si affiancava il violino di Dora del Santo o di Bernardo Pollio e tanti di noi avremmo voluto che Stille Nacht non finisse mai.
Con la cuffia ho appena ascoltato la versione del canto in lingua cinese, perché mi incuriosiva, poi in tedesco e in italiano. Ma quanto mi piacerebbe trovare nell’elenco la Basilica di San Michele a Piano di Sorrento, anno 1968 per coro, organo e violino, ma forse pretendo troppo! In questa magica atmosfera natalizia di Obendorf, l’eco lontana di quella notte può tornare dentro di me, solo sintonizzando cuore, anima e ricordi…






