Quella di oggi resterà una data indelebile nella memoria collettiva di Positano. Il suggestivo borgo della Costiera Amalfitana ha vissuto un momento di straordinaria intensità emotiva accogliendo la Fiamma Olimpica di Milano-Cortina 2026, simbolo universale di pace, unità e passione sportiva. Un evento che ha trasformato le strade del paese in un palcoscenico di emozioni, colori e partecipazione.
La fiaccola olimpica ha attraversato alcuni dei luoghi più iconici di Positano, partendo da Via Colombo e proseguendo fino a Piazza dei Mulini, accompagnata dall’entusiasmo di cittadini, famiglie e scolaresche. Ad attendere il suo arrivo, il sindaco Giuseppe Guida, che ha accolto la Fiamma a nome dell’intera comunità, sottolineando l’orgoglio e l’onore di ospitare un simbolo così potente e carico di significato.
Il percorso si è concluso al molo cittadino, dove il tedoforo si è imbarcato su una barca diretta verso Sorrento. Una traversata breve ma intensa, capace di unire idealmente terra e mare, tradizione e futuro, in un passaggio che ha suggellato il legame profondo tra il territorio e i valori olimpici. Un momento suggestivo, reso ancora più emozionante dalla bellezza del paesaggio e dalla partecipazione sentita della comunità.
Il transito della Fiamma Olimpica non è stato soltanto un evento sportivo, ma un vero e proprio messaggio universale. La fiamma incarna infatti i principi fondanti dello spirito olimpico: lealtà, impegno, pace, inclusione e condivisione. Valori che, nella cornice unica di Positano, hanno trovato una risonanza ancora più profonda, amplificata dalla storia, dalla cultura e dall’identità del luogo.
Per Positano, ospitare la Fiamma Olimpica ha significato sentirsi parte di un evento globale, capace di unire popoli e generazioni diverse sotto il segno dello sport e della speranza. Un’occasione unica per vivere da vicino l’emozione dei Giochi Olimpici e per dimostrare, ancora una volta, come anche i piccoli grandi luoghi possano essere protagonisti di momenti destinati a rimanere nella storia.
(foto di Giuseppe Di Martino)





