Inchiesta eclusiva – Caso Bifulco Accardi: hanno riscritto un cadavere per archiviare una morte
INCHIESTA ESCLUSIVA – CASO BIFULCO ACCARDI: HANNO RISCRITTO UN CADAVERE PER ARCHIVIARE UNA MORTE Autopsia vs Perizia di Stato: due verità incompatibili. Il corpo diceva “agonia da 24 ore, potevate salvarmi”. La CTU del Tribunale ha risposto “morte improvvisa e imprevedibile”. Su quella frase, 22 anni di assoluzioni. Ora tre avvocati denunciano per falso ideologico. Mattarella ha risposto. Nola tace. E la Giustizia italiana è davanti allo specchio.
NAPOLI – Non è più un caso di malasanità. I casi di malasanità si discutono sulla colpa di un medico. Questo è un caso sullo Stato che giudica se stesso. E per non condannare i medici, avrebbe riscritto il cadavere. Al centro c’è un documento che vale più di mille testimonianze: l’autopsia del 2004. 1. COSA DICE IL CADAVERE – LA PROVA CHE NON SI PUÒ CANCELLARE 31 gennaio – 3 febbraio 2004. San Giuseppe Vesuviano. Giovanna, 40 anni, vomito, diarrea, febbre a 40, fame d’aria. La famiglia chiama tutti: medico di base, Guardia Medica di San Giuseppe, Guardia Medica di Terzigno. Risultato: 72 ore di terapia al telefono. Zero visite. Zero. Solo antibiotico e cortisone ad alto dosaggio intramuscolo, prescritti al buio. Arriva in clinica già morta. Sepsi fulminante. L’autopsia parla chiaro, ed è agli atti da 22 anni: quadro “drammatico e pregresso da almeno 24 ore”. Un corpo che stava urlando. Tradotto: il 2 febbraio era ancora salvabile. 2. COSA DICE LA PERIZIA DEL TRIBUNALE – LA FRASE CHE HA UCCISO LA VERITÀ Poi il Tribunale nomina i suoi consulenti. La CTU. Secondo la denuncia-querela depositata il 5 febbraio 2025 alla Procura di Nola, la CTU ribalta tutto: da “agonia da 24 ore” a “morte improvvisa e imprevedibile per complicanza virale virulenta”. È su quell’ossimoro che la Giustizia ha costruito 22 anni di sentenze fotocopia: “Sì, i sanitari hanno commesso gravissime omissioni. Ma non c’è certezza matematica che l’avrebbero salvata. Assolti.” Questa non è assoluzione. È ammissione di colpa con cancellazione della pena. 3. L’ATTO DI ACCUSA CHE FA TREMARE UN TRIBUNALE Il 5 febbraio 2025 la famiglia deposita l’atto che nessuno aveva mai avuto il coraggio di firmare. A firmarlo è lo Studio Associato Maior: Avv. Pierlorenzo Catalano, Avv. Michele Francesco Sorrentino, Avv. Filippo Castaldo, con il Dott. Marcello Lorello. Chiedono di indagare per Falsità Ideologica in Atto Pubblico – Art. 479 c.p. La loro accusa: quella CTU sarebbe FALSA, CONTRADDITTORIA, CONFUSA, VOLUTAMENTE NON RISPETTOSA DEI DATI AUTOPTICI. 4. IL SILENZIO DI NOLA E LA RISPOSTA DI MATTARELLA Da quel 5 febbraio 2025, dalla Procura di Nola: il nulla. Allora la famiglia ha scritto a Sergio Mattarella e a Carlo Nordio. Il Quirinale ha risposto ufficialmente esprimendo “vicinanza umana per il grave travaglio giudiziario patito”. Quando Mattarella risponde a un caso di malasanità, non è più cronaca. È un caso di Stato. Ora la domanda è rivolta alla Procura di Nola: Perché da mesi una denuncia per falso contro una perizia del vostro stesso Tribunale. Bisogna rileggere in quel cadavere? Giovanna Bifulco Accardi merita Giustizia. L’Italia merita di sapere se un’autopsia può essere cancellata da una perizia. Una Giustizia ritardata è una Giustizia negata. Una perizia falsa è una Giustizia tradita.




