Piano di Sorrento celebra il Patrono San Michele con l’Arcivescovo Alfano: «Portiamo a Dio la nostra umanità» – VIDEO
Nel giorno della solennità di San Michele Arcangelo la comunità di Piano di Sorrento si è ritrovata questa mattina nella Basilica dedicata al Patrono per la celebrazione della Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia monsignor Francesco Alfano. Alla celebrazione hanno preso parte anche le autorità civili, insieme ai fedeli, in una mattinata che ha riunito la città attorno alla sua tradizione religiosa più sentita.
Una celebrazione che, nelle parole dell’Arcivescovo, è diventata soprattutto un invito a guardare oltre ciò che è immediatamente visibile, lasciandosi guidare dal significato profondo della festa degli Arcangeli. «Gli angeli di Dio – ha ricordato monsignor Alfano – ci rimandano a un mondo, il mondo di Dio, che noi non vediamo e non riusciamo nemmeno a immaginare».
È proprio questo il primo messaggio consegnato alla comunità: gli angeli spalancano le porte dell’infinito e aiutano l’uomo a non considerare la propria esistenza limitata soltanto a ciò che può vedere, toccare e sperimentare. Sono un richiamo alla speranza, a una dimensione più grande nella quale la vita trova il suo significato.
La liturgia ha posto al centro le figure dei tre Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Tre nomi che, ha spiegato l’Arcivescovo, rimandano a tre aspetti dell’azione di Dio: Gabriele annuncia, Raffaele accompagna e guarisce, mentre Michele combatte il male.
Ma la battaglia di San Michele non è una guerra contro gli uomini. È la lotta contro ciò che distrugge, contro il male e contro tutto ciò che allontana l’uomo da Dio. Una distinzione particolarmente importante in un tempo nel quale, ha ricordato monsignor Alfano, il male continua a manifestarsi nella storia e nella vita quotidiana.
Il Vangelo della giornata conduce quindi a un’altra immagine: quella degli angeli che salgono e scendono sul Figlio dell’uomo. Gesù promette ai suoi discepoli: «Vedrete gli angeli di Dio». Una promessa apparentemente difficile da comprendere perché gli angeli non appartengono alla realtà che l’uomo può vedere con i propri occhi.
La risposta, ha spiegato l’Arcivescovo, sta proprio in Cristo. Dio, che è invisibile, ha scelto di rendersi visibile nel Figlio. «Dio invisibile si è fatto vedere, toccare, ascoltare, incontrare facendosi uomo». Non sono dunque gli angeli il centro della fede: essi rimandano a Cristo, e Cristo conduce al Padre.
Da qui una riflessione che riguarda direttamente ogni persona. La festa degli Arcangeli non deve spingere a fuggire dalla realtà quotidiana per rifugiarsi in un mondo ideale. Al contrario, deve aiutare a riscoprire la dignità dell’essere umano, perché è proprio nell’umanità che Dio ha scelto di abitare.
Monsignor Alfano ha richiamato in particolare la figura di Natanaele, protagonista del brano evangelico. È un uomo che cerca, che pone domande, che conserva anche le proprie perplessità. Arriva davanti a Gesù grazie alla testimonianza di un amico, attraverso quell’invito semplice e decisivo: «Vieni e vedi». Un’espressione che, secondo l’Arcivescovo, continua a parlare anche all’uomo contemporaneo. La fede non nasce sempre da un percorso individuale e solitario: spesso passa attraverso l’incontro, la testimonianza e le parole di qualcuno che ci sta accanto. Natanaele, davanti a Gesù, porta tutto se stesso. Non nasconde le proprie domande, le proprie paure e le proprie fragilità. Ed è proprio qui che emerge uno dei passaggi più intensi dell’omelia: per incontrare Dio non dobbiamo diventare angeli, né presentarci come esseri perfetti. Dobbiamo portargli la nostra umanità.
Anche le zone più oscure della nostra vita possono essere raggiunte dalla luce di Cristo. Gesù, ha sottolineato monsignor Alfano, guarda Natanaele con uno sguardo diverso da quello spesso superficiale, distratto o giudicante degli uomini. È uno sguardo che penetra, accoglie e porta alla luce ciò che una persona custodisce nel profondo.
«Ti conoscevo già». È questa la risposta di Gesù allo stupore di Natanaele. Non uno sguardo che giudica, ma quello di chi conosce e ama. Da qui nasce la consapevolezza di essere conosciuti e amati da Dio e, di conseguenza, la possibilità di riconoscere il bene che è stato deposto dentro ciascuno.
Il messaggio si collega anche a un tema particolarmente caro alla Chiesa: la dignità di ogni essere umano, che non dipende dalle condizioni personali, dalla salute, dall’età o dalle circostanze della vita. Una dignità che deve essere rispettata e custodita e che, ha ricordato l’Arcivescovo, appartiene all’uomo dall’inizio alla fine della sua esistenza.
Nella parte conclusiva dell’omelia è tornata con forza la figura di San Michele. L’Arcangelo, nella visione dell’Apocalisse, combatte contro il drago e lo sconfigge. Ma il significato della sua vittoria non va cercato nell’Arcangelo in sé: Michele è un segno che rimanda alla vittoria di Cristo crocifisso e risorto sul male. Il drago, però, è ancora presente sulla terra. «Lo vediamo attorno a noi, lo vediamo nella scena del mondo, lo vediamo nella nostra stessa vita», ha osservato monsignor Alfano. Di fronte a questa realtà la risposta del cristiano non può essere il pessimismo o la chiusura.
La vittoria annunciata da San Michele è infatti una speranza fondata su Cristo. L’uomo è chiamato a lasciarsi guardare, amare e liberare da Dio per poter partecipare alla costruzione di una realtà nuova, nella quale trovino spazio giustizia, pace e amore vero.
È questo, in definitiva, il significato consegnato alla comunità di Piano di Sorrento nel giorno del suo Patrono: la festa di San Michele non è soltanto la celebrazione di una devozione antica, ma un invito a riscoprire che il mondo di Dio può diventare presente nella vita degli uomini ogni volta che essi si aprono a Cristo e scelgono di vivere da suoi discepoli.
Al termine della celebrazione, la presenza dell’Arcivescovo, delle autorità civili e della comunità riunita nella Basilica ha restituito pienamente il senso di una festa che appartiene alla storia religiosa e civile della città. Una giornata nella quale Piano di Sorrento ha celebrato il proprio Patrono guardando al futuro con la stessa speranza indicata da monsignor Alfano: la certezza che il male non ha l’ultima parola e che, attraverso l’uomo aperto a Dio, il suo sogno di giustizia, pace e amore può continuare a prendere forma nella storia.
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