Piano di Sorrento, quinto appuntamento con la Novena di San Michele: il valore della preghiera. Tra i concelebranti il parroco di Positano Don Danilo – VIDEO
Piano Sorrento. Prosegue nella Basilica di San Michele Arcangelo il cammino della Novena in preparazione alla solennità patronale. Un appuntamento di preghiera e di riflessione che, sera dopo sera, accompagna la comunità verso la festa del Santo Patrono.
A presiedere la celebrazione è stato l’amministratore parrocchiale don Antonino D’Esposito che ha rivolto un particolare saluto ai sacerdoti presenti all’altare, don Danilo e don Nicola, ai quali è affidata la cura pastorale della comunità di Positano. Un legame, quello con la cittadina della Costiera Amalfitana che don Antonino ha ricordato come una sorta di “gemellaggio”, fatto di incontri, collaborazione e rapporti di amicizia sacerdotale.
Nel corso della celebrazione è stato ricordato anche l’appuntamento di domenica sera quando a presiedere l’Eucaristia sarà monsignor Michele Fusco, vescovo di Sulmona-Valva, già predecessore di don Danilo. Un’ulteriore occasione che testimonia i legami umani e pastorali che uniscono comunità e sacerdoti.
Il cuore dell’omelia di don Antonino si è sviluppato intorno al tema della preghiera, proseguendo il percorso di riflessione proposto durante la Novena.
Richiamando quanto meditato nella serata precedente il sacerdote ha ripreso le tre parole “caos, cosmos, logos”, indicando nella preghiera il cammino attraverso il quale il caos interiore può progressivamente trasformarsi in ordine, bellezza e vita.
«La preghiera – ha spiegato – è un cammino importante interiore», capace di mettere ordine in quel disordine che, in forme diverse, può permanere dentro ciascuno. Anche dalle situazioni più confuse, ha ricordato riprendendo una suggestione già proposta durante la Novena, può nascere qualcosa di nuovo: «Solo chi ha dentro un caos può partorire una stella danzante».
La preghiera diventa così uno spazio nel quale fermarsi, ascoltare e riconoscere ciò che accade dentro di sé, lasciando che la Parola di Dio illumini pensieri, paure e decisioni.
Da questa riflessione don Antonino ha introdotto un tema molto concreto e vicino alla vita quotidiana. Il riferimento è stato alle truffe telefoniche che, anche recentemente, hanno interessato persone della comunità. Don Antonino ha invitato tutti a prestare attenzione a quei raggiri nei quali i malviventi si presentano come figli o familiari, facendo leva sull’affetto e sulla paura per ottenere denaro, gioielli o altri beni. Un fenomeno che, ha sottolineato, non produce soltanto un danno economico, ma può lasciare nella vittima una profonda ferita, perché la truffa rappresenta anche una forma di violenza e di violazione della sicurezza personale. Da qui è nata una particolare analogia spirituale: come agisce il truffatore, così può agire il male nella vita dell’uomo.
Secondo don Antonino, infatti, nella strategia del truffatore ricorrono due elementi fondamentali: la fretta e il silenzio.
La fretta impedisce di fermarsi a riflettere. «Devi fare presto, subito», è il meccanismo attraverso il quale la vittima viene spinta ad agire senza verificare. Il silenzio, invece, impedisce di chiedere consiglio, di raccontare ciò che sta accadendo, di confrontarsi con qualcun altro.
È proprio qui che il sacerdote ha individuato una chiave spirituale: anche l’inganno del maligno cerca di isolare la persona, impedendole di parlare e di mettere ciò che vive davanti alla luce della verità.
«Dio non va di fretta», ha ricordato don Antonino.
È una delle immagini centrali dell’omelia. Mentre l’inganno spinge all’urgenza, alla paura e alla reazione immediata, Dio lascia spazio alla libertà dell’uomo. «Il Signore è rispettoso nei nostri confronti», ha spiegato don Antonino sottolineando che lo Spirito Santo non agisce attraverso la violenza o la costrizione. Per questo, quando qualcosa turba il cuore, la risposta non dovrebbe essere necessariamente quella di agire immediatamente, ma piuttosto quella di fermarsi, riflettere, pregare e parlarne con qualcuno.
La preghiera diventa così anche un antidoto alla solitudine e all’isolamento.
L’omelia ha poi trovato il suo riferimento biblico nel racconto della Genesi e nella tentazione di Eva.
Don Antonino ha evidenziato il dialogo tra Eva e il serpente, sottolineando come, nel racconto biblico, l’inganno si sviluppi progressivamente proprio attraverso una parola che distorce quella di Dio.
La riflessione del sacerdote è stata chiara: se Eva avesse interrotto quel dialogo per tornare alla parola di Dio per verificare ciò che il Signore aveva realmente detto, la dinamica dell’inganno avrebbe potuto essere smascherata.
È qui che emerge l’importanza della preghiera come dialogo con Dio. Quando l’uomo interrompe questo dialogo rischia di lasciare spazio ad altre voci, a suggestioni e paure che possono deformare la realtà.
Il confronto è quindi con Gesù nel deserto. Anche Gesù viene tentato, nonostante la sua vita di preghiera. Questo, ha sottolineato don Antonino, significa che pregare non vuol dire essere automaticamente esenti dalle tentazioni.
Al contrario, la preghiera dona gli strumenti per affrontarle.
Nel deserto, infatti, Gesù risponde al tentatore attraverso la Parola di Dio. È la Parola, custodita e interiorizzata, a permettergli di riconoscere l’inganno e di non lasciarsi trascinare dalla tentazione.
Il messaggio della quinta serata della Novena è dunque un invito al discernimento.
«Pregare non significa che non saremo tentati», ha ricordato don Antonino. Significa, però, avere dentro di sé quella grazia, quello Spirito e quella Parola che consentono di riconoscere ciò che non viene da Dio.
La preghiera può assumere molte forme: l’ascolto della Parola, i Salmi, il Rosario, la partecipazione all’Eucaristia, ma soprattutto l’apertura sincera del cuore a Dio. Un Dio che, nella prospettiva cristiana, non aspetta semplicemente di essere cercato ma è Lui per primo a cercare l’uomo. Don Antonino ha richiamato in questo senso Sant’Agostino: è Dio a cercare per primo l’uomo, prima ancora che l’uomo possa mettersi alla sua ricerca.
È questo il cammino proposto alla comunità di Piano di Sorrento mentre si avvicina la solennità di San Michele Arcangelo: imparare a distinguere le voci, non lasciarsi dominare dalla fretta, rompere il silenzio quando qualcosa turba il cuore e tornare sempre alla sorgente della preghiera.
Nel cuore della Novena, l’Arcangelo Michele diventa così anche il segno di una lotta spirituale che non si combatte con la paura, ma con la fede, la preghiera e la luce della Parola.
Un cammino interiore che conduce dalla confusione all’ordine, dal caos alla bellezza, dall’inganno alla verità.
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