Tordigliano, la montagna ferita: il paesaggio che conoscevamo è diventato cenere – FOTOGALLERY
Ci sono paesaggi che smettiamo quasi di vedere proprio perché li abbiamo davanti agli occhi da sempre. Li attraversiamo, li guardiamo distrattamente dal finestrino, li riconosciamo senza pensarci. Entrano nella nostra quotidianità fino a diventare una presenza familiare, qualcosa che immaginiamo resterà lì per sempre.
La montagna di Tordigliano è uno di questi luoghi.
Chi la conosce da anni sa bene quale fosse il suo aspetto. Un grande tappeto verde che seguiva il profilo dei pendii, la vegetazione che si arrampicava lungo la montagna, gli alberi e la macchia mediterranea a fare da cornice a uno dei tratti più suggestivi del territorio.
Oggi basta guardarla per rendersi conto che qualcosa è profondamente cambiato. Gli incendi dei giorni scorsi hanno lasciato dietro di sé un paesaggio che sembra appartenere a un’altra stagione, a un altro luogo. Le fiamme hanno attraversato ampie porzioni del versante e dove prima lo sguardo incontrava il verde ora incontra superfici scure, tronchi carbonizzati e terreno bruciato. Il fuoco ha lasciato una sorta di vuoto visivo. Non c’è soltanto ciò che è stato distrutto: colpisce l’assenza di tutto quello che rendeva quel panorama immediatamente riconoscibile. È come ritrovare una casa conosciuta da sempre e scoprire che, improvvisamente, le manca una parte delle sue stanze. Resta una sensazione difficile da descrivere: quella di trovarsi davanti a qualcosa che conosci bene e, nello stesso tempo, di non riconoscerlo più.
La devastazione è evidente anche a distanza. Non occorre addentrarsi nella montagna per capire cosa sia successo. Basta osservarne il profilo e il contrasto appare netto: accanto alle aree ancora verdi emergono vaste zone scure, segnate dal passaggio del fuoco. Il paesaggio sembra quasi diviso in due. Da una parte la natura che è rimasta intatta, dall’altra quella che porta i segni delle fiamme. Una differenza che rende ancora più evidente la portata dell’incendio. Poi ci sono i tronchi. Alcuni sono rimasti in piedi, anneriti, privati della loro chioma. Sembrano raccontare senza parole ciò che è accaduto. Altri giacciono sul terreno, circondati da cenere e residui della vegetazione. È difficile non pensare al tempo necessario perché quegli alberi diventassero ciò che erano. Anni di crescita cancellati in una manciata di ore.
Tordigliano, però, non è finita. La natura non dimentica facilmente la propria strada. Sotto la cenere rimangono semi, radici e possibilità di rinascita. Serviranno tempo, pioggia e pazienza, ma il ciclo naturale tornerà lentamente a fare il proprio corso. Un giorno, guardando quel versante, torneremo probabilmente a vedere il verde. Forse non sarà identico a quello che ricordiamo. Forse alcuni alberi non torneranno e il profilo della montagna conserverà per molto tempo i segni di queste giornate. Ma proprio per questo sarà importante ricordare ciò che vediamo oggi. Perché quando la vegetazione sarà tornata, quando il colore avrà nuovamente riempito i pendii e le tracce dell’incendio saranno meno evidenti, sarà facile dimenticare quanto è costato arrivare fin lì.
Oggi invece Tordigliano non permette di dimenticare. La montagna mostra senza filtri la propria ferita.
Il verde tornerà. Ma nel frattempo resta questa immagine, dura e silenziosa: una montagna che ha perso il suo colore e che, sotto la cenere, aspetta di ricominciare.
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