Anna Scala, tre anni dopo il femminicidio: la penisola sorrentina non dimentica
Tre anni sono trascorsi da quel 17 agosto 2023 ma il nome di Anna Scala continua a parlare alla comunità della penisola sorrentina. Anna, 56 anni, parrucchiera di Moiano, fu vittima di un femminicidio che sconvolse Vico Equense, Piano di Sorrento e l’intero territorio. A distanza di tempo, il dolore per quella morte non si è spento e, insieme al ricordo, resta aperta la riflessione su quanto accaduto prima di quella tragedia e sulla capacità delle istituzioni di proteggere chi chiede aiuto.
Anna venne trovata senza vita nel bagagliaio della sua automobile, all’interno di un garage a Piano di Sorrento. Per il delitto fu arrestato l’ex compagno, fermato poco dopo mentre tentava di allontanarsi. Nelle vicinanze venne rinvenuto anche il coltello ritenuto l’arma del delitto. La Procura descrisse l’omicidio come un gesto di particolare ferocia, contestando anche la premeditazione.
Ma la storia di Anna, per chi oggi continua a chiedere verità e attenzione sul fenomeno della violenza di genere, comincia prima di quella mattina. La donna aveva già denunciato il proprio ex compagno per stalking in due occasioni, con querele presentate a Massa Lubrense e a Piano di Sorrento. Nonostante le segnalazioni, non vennero adottate misure cautelari come il braccialetto elettronico.
È proprio su questo punto che si concentra una delle domande più dolorose lasciate dalla vicenda. I familiari di Anna e il loro legale hanno più volte evidenziato quelle che ritengono carenze nella protezione della vittima, ponendo interrogativi sull’effettiva capacità degli strumenti previsti dal cosiddetto “codice rosso” di intervenire tempestivamente nelle situazioni di pericolo.
La denuncia, dunque, non può essere considerata un punto di arrivo. Deve rappresentare l’inizio di una rete di protezione capace di accompagnare la donna e di valutare con rapidità e attenzione ogni segnale di rischio. È questa una delle eredità più difficili della vicenda di Anna Scala: ricordare che dietro una denuncia c’è una persona che ha trovato la forza di dire di avere paura e che quella richiesta deve essere ascoltata.
Il 19 agosto 2023, nella chiesa di San Renato a Moiano, furono in centinaia a stringersi attorno alla famiglia per i funerali. Il paese si fermò per accompagnare Anna nel suo ultimo viaggio. In quelle ore di dolore collettivo emerse il volto di una comunità che non voleva limitarsi a piangere una propria concittadina, ma sentiva il bisogno di interrogarsi su una tragedia che avrebbe potuto colpire chiunque.
Oggi, a tre anni di distanza, quel ricordo continua a tradursi in iniziative, momenti di riflessione e occasioni pubbliche dedicate alla sensibilizzazione sulla violenza contro le donne. Il nome di Anna è diventato anche quello di un luogo pensato per accogliere chi si trova in una situazione di fragilità.
Nel giorno dell’anniversario, il sindaco di Piano di Sorrento, Salvatore Cappiello, ha affidato ai social un messaggio rivolto alla città: “Tre anni fa, una ferita profonda segnava la nostra Città con il femminicidio di Anna Scala. Un dolore incredibile, che resta vivo. Non dimentichiamo Anna e la sua storia. Non abbassiamo la guardia contro la violenza sulle donne. Mai”. Il primo cittadino ha quindi espresso “la vicinanza forte e sincera” dell’intera comunità alla famiglia di Anna.
Parole che si uniscono a quelle del sindaco di Vico Equense, Peppe Aiello: “Oggi ricorre il terzo anniversario della morte di Anna Scala, nostra concittadina. Il suo nome, il suo volto e la sua storia non possono essere consegnati al silenzio. Devono continuare a parlarci, soprattutto in un tempo in cui la violenza contro le donne resta una ferita profonda della nostra società. Ricordare Anna significa anche rinnovare l’impegno a costruire una comunità capace di riconoscere i segnali della violenza, di ascoltare, sostenere e proteggere chi si trova in una situazione di pericolo. A Vico Equense questo impegno è concreto. Ne è testimonianza anche il Centro Antiviolenza Smeralda, intitolato alla memoria di Anna: un luogo di ascolto, accoglienza e sostegno per le donne che vivono situazioni di violenza e fragilità.
Per Anna e per tutte le donne vittime di violenza. Perché nessuna storia debba più finire nel dolore e perché ogni donna possa sentirsi libera, rispettata e al sicuro”.
Tre anni dopo, quindi, il ricordo di Anna Scala non appartiene soltanto alla sua famiglia o alla comunità di Moiano. È diventato una responsabilità collettiva. Perché commemorare una vittima di femminicidio non significa soltanto pronunciarne il nome una volta l’anno, ma chiedersi ogni giorno cosa si possa fare perché una donna che denuncia una persecuzione non rimanga sola, perché un segnale d’allarme non venga sottovalutato e perché chiedere protezione possa davvero significare essere messi al sicuro.
Anna aveva 56 anni. Aveva un lavoro, una famiglia, relazioni, abitudini e progetti. Aveva soprattutto una vita che nessuno aveva il diritto di spezzare. Oggi il suo volto e la sua storia restano nella memoria della penisola sorrentina con una consegna precisa: non abbassare la guardia.
Per Anna e per tutte le donne vittime di violenza, il ricordo deve continuare a essere una voce. E quella voce deve chiedere, senza esitazioni, ascolto, protezione e giustizia.
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