«Quando la legalità diventa fastidiosa, c’è qualcosa che non va»: il monito di Rosario Lotito
È una riflessione dai toni forti quella affidata ai social da Rosario Lotito, rappresentante territoriale di Europa Verde, che interviene sul tema del rispetto delle regole, della tutela del demanio e della salvaguardia dei beni comuni.
Al centro del suo intervento ci sono alcune questioni particolarmente sensibili per un territorio costiero: l’utilizzo delle aree demaniali, le attività legate alla fruizione delle spiagge, il rispetto delle concessioni e l’impatto che determinate attività possono avere sull’ambiente.
Lotito pone soprattutto una questione di principio: che valore attribuiamo alle regole quando il loro rispetto finisce per essere percepito come un ostacolo, anziché come una garanzia per la collettività? Una domanda che, al di là delle singole situazioni richiamate nel post, apre una discussione più ampia sul rapporto tra interessi privati, tutela del territorio e bene pubblico.
Rosario Lotito scrive: «QUANDO LA LEGALITÀ DIVENTA FASTIDIOSA, C’È QUALCOSA CHE NON VA…
A volte mi chiedo se sono io a non riuscire più a comprendere la realtà, se sono dalla parte sbagliata della barricata, oppure se siamo arrivati a un punto in cui, assuefatti al continuo mancato rispetto delle regole, molti non riescono più a distinguere ciò che è legale da ciò che non lo è.
Ci sono situazioni in cui le norme vengono violate in modo evidente. Non si rispettano le leggi, non si rispettano le concessioni, non si rispettano i limiti imposti a tutela di un bene che appartiene a tutti.
Ci sono persone che svolgono attività imprenditoriali su aree del demanio, affittando lettini e ombrelloni senza versare allo Stato — quindi alla collettività — quanto dovuto. Ci sono attività che producono impatti sull’ambiente e sul territorio e che, invece di essere contestate, vengono spesso giustificate con frasi come: “E allora dove andiamo al mare?”.
Altri utilizzano una concessione come se fosse un atto di proprietà, dimenticando che il demanio non è un bene privato: è un bene pubblico, appartenente a tutti i cittadini.
E così ho la sensazione di vivere in un mondo capovolto, dove chi chiede il rispetto delle regole viene visto come un problema, mentre chi le aggira viene tollerato, se non addirittura difeso.
Per questo mi domando:
vale davvero la pena continuare a lottare?
Vale la pena metterci la faccia, esporsi, subire offese, accuse e ritorsioni solo per chiedere il rispetto della legalità?
È una domanda sincera, che giro a voi. Perché, lo ammetto, faccio sempre più fatica a capire perché ciò che è legittimo e doveroso stia diventando, agli occhi di qualcuno, qualcosa di fastidioso.
Io continuo a credere che difendere i beni comuni, il mare, il demanio e le regole che tutelano tutti noi non sia estremismo, ma semplice senso civico».
Il tema sollevato da Lotito merita di essere affrontato senza contrapposizioni pregiudiziali. In una comunità, infatti, il rispetto delle norme non può dipendere dalla convenienza del momento né dalla simpatia o dall’antipatia verso chi ne chiede l’applicazione.
Il mare, le spiagge e il paesaggio non sono soltanto lo sfondo delle nostre attività economiche e turistiche: rappresentano una ricchezza collettiva, una responsabilità condivisa e un patrimonio da consegnare alle generazioni future.
Il punto, allora, non è scegliere tra legalità e sviluppo, come se fossero necessariamente alternative. È costruire un equilibrio nel quale chi lavora e investe possa farlo con regole chiare e uguali per tutti, mentre il patrimonio pubblico venga tutelato con controlli efficaci e trasparenti.
Perché una comunità cresce davvero quando nessuno deve sentirsi “fuori posto” per aver chiesto che le regole valgano per tutti. E quando la tutela di ciò che appartiene a tutti diventa una responsabilità normale, non una battaglia personale.
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