Positano. Ci sono emozioni che non si possono spiegare a chi non è nato qui. Bisogna viverle. Bisogna entrare nella Chiesa Madre con il cuore aperto, sentire il profumo dell’incenso, ascoltare il silenzio che precede la preghiera e aspettare quel momento che ogni positanese porta dentro fin da bambino. Questa sera è successo ancora. È “asciuta ‘a Maronn”.
Per qualcuno può sembrare soltanto una celebrazione religiosa. Per noi no. Per noi è il giorno in cui la Madonna Assunta torna a guardare il suo popolo dal trono e il paese, quasi senza accorgersene, ritrova la sua anima. È difficile raccontare quello che si prova quando la si vede uscire dalla Cappella Stellata. Gli occhi si riempiono di emozione, la voce si spegne e resta solo la preghiera.
Questa sera la Chies Madre era gremita. C’erano anziani che hanno vissuto questa tradizione per tutta la vita, giovani che continuano a custodirla e bambini che forse ancora non ne comprendono fino in fondo il significato, ma che un giorno ricorderanno questa serata come uno dei ricordi più belli della loro infanzia. Perché è così che si tramanda la fede a Positano: non con le parole, ma con gli esempi, con la presenza, con gli occhi lucidi dei genitori e dei nonni.
È questo il significato più profondo dell’«Esce a Maronn». Non è folklore, non è una tradizione da raccontare ai turisti. È il legame vivo tra Positano e la sua Madre. È quella certezza che, da secoli, accompagna pescatori, marinai, famiglie e quanti, prima di partire o tornando a casa, hanno sempre rivolto lo sguardo verso la Madonna Assunta affidandole la propria vita.
Da questa sera si apre il tempo della festa, quello che ci accompagnerà fino al 15 agosto. Ma la festa vera è quella che si è vissuta nel cuore di ciascuno. Perché la fede, quella autentica, non fa rumore. Si manifesta in un segno della croce, in una candela accesa, in una lacrima trattenuta, in una mano stretta durante la preghiera.
Uscendo dalla chiesa ho guardato ancora una volta la Madonna. Ho pensato a quanti, nel corso dei secoli, hanno fatto lo stesso gesto. Ai nostri nonni, ai nostri padri, ai marinai che partivano dal mare con il suo nome sulle labbra, a chi oggi vive lontano ma torna sempre in questi giorni per ritrovare le proprie radici.
E allora ho capito che, anche quest’anno, Positano si è ritrovata. Perché finché ci sarà qualcuno che, con fede e semplicità, continuerà a dire «È uscita a Maronn», il cuore del nostro paese continuerà a battere all’unisono, sotto lo sguardo amorevole della sua Madre.
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