Sorrento, la spiaggia del Ninfeo tra bellezza e mare. Rosario Lotito: “La storia e il mare devono rimanere patrimonio di tutti”
Sorrento. La spiaggia del Ninfeo torna al centro dell’attenzione come simbolo di accessibilità, tutela del patrimonio storico e valorizzazione del territorio. A rilanciare il tema è Rosario Lotito, rappresentante territoriale di Europa Verde, che ha raccontato sui social la visita effettuata nell’area insieme all’onorevole Francesco Emilio Borrelli, sottolineando il valore storico e paesaggistico di uno degli angoli più suggestivi della costa sorrentina.
Nel suo intervento Lotito ricostruisce anche il percorso che ha portato alla restituzione dell’area alla collettività, attribuendo un ruolo centrale all’impegno del compianto Giò Giò Antonetti e della sua famiglia. Un impegno che, secondo il rappresentante di Europa Verde, si sarebbe protratto per oltre dieci anni con l’obiettivo di garantire la libera fruizione di un tratto di costa di particolare pregio.
Rosario Lotito scrive: «SORRENTO….
La spiaggia del Ninfeo: un bene restituito alla comunità.
Oggi pomeriggio, insieme all’onorevole Francesco Emilio Borrelli, abbiamo visitato la splendida spiaggia del Ninfeo, uno dei luoghi più suggestivi della costa sorrentina.
Questo straordinario angolo di mare è stato restituito alla collettività grazie all’impegno instancabile del compianto Giò Giò Antonetti, che si è battuto con determinazione affinché questo tratto di costa diventasse finalmente libero e accessibile a tutti i cittadini, sostenuto dalla straordinaria dedizione e competenza della sua famiglia.
Nuotare nelle acque del Ninfeo significa immergersi tra i resti della grandiosa villa romana di epoca augustea attribuita ad Agrippa Postumo, un sito archeologico di valore inestimabile, tutelato dal Ministero dei Beni Culturali fin dal 1993. L’area conserva due Ninfei, antiche peschiere, cunicoli e banchine sommerse che testimoniano la straordinaria importanza storica del luogo.
Senza la determinazione e le continue denunce di Giò Giò Antonetti, oggi al posto di questo passaggio libero e fruibile probabilmente avremmo trovato un accesso chiuso da un cancello. La sua è stata una vera missione civile a tutela dei beni comuni: una battaglia durata oltre dieci anni che la sua famiglia — il padre, Comandante Giancarlo Antonetti, e la madre, Maria Rosaria — ha portato avanti con grande sacrificio personale e a proprie spese, animata esclusivamente dall’amore per il territorio e dal desiderio di restituire alla comunità un bene che appartiene a tutti.
Il loro impegno merita di essere riconosciuto e custodito nella memoria collettiva di Sorrento e dei sorrentini come esempio di cittadinanza attiva, coraggio e senso del bene comune.
A preservare e valorizzare quest’area contribuisce inoltre l’Associazione Vela a Tarchia, composta da persone di grande valore e guidata dal Comandante Giancarlo Antonetti. Grazie al loro lavoro è nato qui il primo porto di tradizione d’Italia immerso tra rovine romane, un progetto capace di coniugare il patrimonio della marineria antica con la valorizzazione della nostra tradizione navale.
La spiaggia del Ninfeo rappresenta la prova concreta che la bellezza, la storia e il mare devono rimanere patrimonio di tutti. Difendere questi luoghi significa tutelare la nostra identità, la nostra memoria e il diritto delle future generazioni a vivere liberamente il proprio territorio».
Il tema sollevato da Lotito va oltre la semplice valorizzazione di una spiaggia. La vicenda del Ninfeo richiama infatti una questione centrale per un territorio come quello sorrentino: il rapporto tra tutela del patrimonio, accessibilità e diritto della collettività a fruire delle proprie risorse paesaggistiche e culturali.
Il valore dell’area, secondo quanto evidenziato nel post, risiede proprio nella straordinaria sovrapposizione tra ambiente, mare e archeologia. La presenza di testimonianze di epoca romana rende il Ninfeo un luogo di particolare interesse, capace di raccontare una parte importante della storia della penisola sorrentina attraverso un patrimonio che si trova non soltanto sulla terraferma, ma anche sotto il livello del mare.
Il post di Lotito pone inoltre l’accento sul ruolo della cittadinanza attiva e sull’impegno di chi, nel corso degli anni, ha scelto di battersi per la tutela e la fruibilità di questo tratto di costa. Al di là delle posizioni politiche e delle diverse sensibilità, il principio richiamato è quello della responsabilità collettiva nella difesa dei beni comuni.
La sfida, oggi, è fare in modo che la restituzione di un luogo alla comunità non rappresenti un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso di tutela e valorizzazione. La spiaggia del Ninfeo, con il suo patrimonio archeologico e paesaggistico, potrebbe infatti diventare un esempio virtuoso di come storia, ambiente e tradizione possano convivere, purché siano garantiti al tempo stesso la conservazione del sito e un’accessibilità compatibile con la sua delicatezza.
In questa prospettiva il Ninfeo non è soltanto una spiaggia. È un pezzo di memoria della città e un patrimonio che, se adeguatamente tutelato, può continuare a essere vissuto e conosciuto dalle generazioni presenti e future. Ed è proprio su questo equilibrio tra fruizione e salvaguardia che si gioca una delle partite più importanti per il futuro della costa sorrentina.
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