28 dicembre: il giorno che misura ciò che resta
Ci sono giorni che scorrono leggeri e altri che, senza fare rumore, si fermano come una soglia. Il 28 dicembre è uno di questi: non è un punto di arrivo né un vero inizio, ma un istante sospeso in cui il tempo sembra chiedere attenzione. Dopo lo slancio delle feste e l’emozione dei giorni precedenti, questo momento invita a osservare ciò che è rimasto in piedi e ciò che, invece, ha perso forza lungo il percorso.
Il 28 dicembre porta con sé l’energia della valutazione. Non giudica, non punisce: semplicemente mette in luce. È come se il tempo, dopo aver permesso di provare, sperimentare, festeggiare, tornasse a bussare per chiedere: “Cosa è davvero essenziale?”. Ciò che è autentico continua; il resto, naturalmente, si dissolve. È un giorno di selezione silenziosa, in cui la misura non è data dalla quantità, ma dalla coerenza.
Nella tradizione religiosa questo giorno richiama alla mente gli Innocenti, simboli di una vulnerabilità universale. Non parlano di colpa, ma di ciò che si perde nei momenti di passaggio. Ricordano che ogni trasformazione ha un prezzo e che spesso la delicatezza è la prima cosa a rischiare di essere sacrificata. Questa memoria non è tristezza: è consapevolezza di quanto la vita sia preziosa proprio nelle sue parti più esposte.
Un vecchio detto popolare potrebbe riassumere bene questa giornata: “Quando la festa si posa, resta la verità”. Dopo il clamore, resta il vero conto. Finite le luci e chiusi i rituali ciò che rimane non è l’apparenza, ma la sostanza. Il 28 dicembre invita a guardare senza illusioni: a comprendere cosa ci accompagna davvero e cosa apparteneva solo al momento.
Persino nella dimensione quotidiana il 28 dicembre sembra preferire il semplice: cibi sobri, gesti essenziali, sapori che non distraggono. È un ritorno alla sostanza, come se il corpo stesso chiedesse equilibrio dopo gli eccessi. Nutrire significa sostenere, non appesantire.
Se oggi nasce il desiderio di fare meno, di ridurre, di sottrarre, non è pigrizia: è ascolto. È il corpo, la mente, l’anima che cercano un passo più naturale. Il ritmo giusto è quello che rallenta. Questo giorno non chiede prestazioni, ma lucidità.
La parola chiave è discernere. Scegliere con calma, senza clamore, senza spiegazioni inutili. Non tutto ciò che abbiamo recuperato deve essere portato nel futuro. Alcune esperienze hanno già compiuto la loro funzione e meritano di essere lasciate andare con gratitudine.
Il 28 dicembre suggerisce un rito semplice: eliminare un eccesso. Può essere un oggetto, un’abitudine, un pensiero ricorrente, una parola non necessaria. Fare spazio significa rendere di nuovo abitabile la nostra vita.
Il 28 dicembre è un giorno che mette in ordine senza imporre, che fa luce senza accecare. È il tempo della misura gentile: quello in cui comprendiamo che non serve portare tutto con noi. Basta ciò che è vero, ciò che sostiene, ciò che resta.




