22 gennaio: il valore della perseveranza nel giorno del riequilibrio
Nella tradizione di alcune comunità monastiche del Medioevo il 22 gennaio era associato ad un’operosità silenziosa. Non era il momento delle proclamazioni o dei riti solenni, ma quello delle azioni costanti, svolte lontano dagli sguardi. Si credeva che ciò che nasceva senza clamore avesse radici più forti e una durata maggiore, perché non dipendeva dall’approvazione esterna ma dalla convinzione interiore.
Il 22 gennaio è anche legato, nella memoria storica, a figure che hanno accettato responsabilità difficili senza cercare visibilità. Uomini e donne che non sono ricordati per un singolo atto eclatante ma per la loro capacità di restare fedeli a un compito nel tempo, soprattutto quando le circostanze diventavano complesse o ostili. La loro forza non stava nel gesto eroico ma nella presenza costante.
È una giornata che suggerisce una lezione semplice e profonda: la stabilità non nasce dall’assenza di problemi, ma dalla decisione di non sottrarsi quando il peso aumenta. Alcune scelte risultano gravose non perché siano sbagliate, ma perché sostengono altro. Sono il punto d’appoggio invisibile su cui poggiano equilibri più ampi.
Dal punto di vista simbolico il 22 gennaio è un tempo di riequilibrio. Le tensioni accumulate nei giorni precedenti iniziano a trovare una forma più definita, anche se non ancora risolta. Non è il momento di forzare risposte o pretendere chiarimenti immediati. È il giorno che invita a restare, ad abitare l’attesa, lasciando che le cose si dispongano con naturalezza.
Nel calendario liturgico la memoria va a San Vincenzo di Saragozza, diacono e martire. La sua testimonianza non fu caratterizzata dalla ricerca del sacrificio ma dalla coerenza: continuare a essere se stesso anche quando il contesto divenne ostile. Una santità fatta di fermezza silenziosa più che di gesti spettacolari.
Anche la saggezza popolare sembra riassumere il senso di questa data con parole essenziali: chi procede con costanza, alla fine arriva. Un invito a non accelerare inutilmente, ma a mantenere il passo.
Il senso profondo di questa giornata si nasconde spesso in un’azione ripetuta senza entusiasmo, ma compiuta lo stesso. In quella perseveranza c’è una verità che non ha bisogno di essere spiegata. Il 22 gennaio non chiede slanci improvvisi, ma un atto di rispetto verso ciò che è rimasto in sospeso: rimettere a posto, sistemare, non per ordine, ma per consapevolezza.
Perché non tutto ciò che pesa va abbandonato. Alcune cose sono pesanti proprio perché stanno diventando fondamenta.
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