14 gennaio tra fede, arte e memoria. La trama invisibile della nostra identità
Il 14 gennaio è una data che, nel silenzio sospeso dell’inverno campano, porta con sé un senso profondo di continuità e di attesa. È un giorno che non irrompe con clamore, ma si insinua lentamente nella coscienza collettiva, invitando alla riflessione. Soffermarsi su questa giornata significa scavare nelle radici della nostra terra, riscoprendo quel legame costante e fecondo tra arte, fede e identità che da secoli definisce il nostro modo di stare al mondo.
Mentre la luce del giorno comincia timidamente a riconquistare spazio e le giornate si allungano impercettibilmente, il 14 gennaio si presenta come una tappa simbolica del calendario invernale campano.
Nonostante il calendario liturgico ricordi diversi santi, per la Campania questa data resta indissolubilmente legata a San Felice di Nola, affettuosamente chiamato dai fedeli “San Felice ’o prevete”. Una figura che vive non solo nei testi agiografici ma soprattutto nel racconto popolare, nella devozione quotidiana, nei gesti tramandati di generazione in generazione.
La leggenda narra che Felice, per sfuggire alle persecuzioni, si rifugiò in un rudere. Un ragno, con un gesto silenzioso e provvidenziale, tessé una fitta ragnatela sull’apertura, ingannando i soldati che, vedendola intatta, passarono oltre. In questo episodio semplice e potente, San Felice incarna valori che ancora oggi parlano alle nostre comunità: protezione, resilienza, fiducia nell’invisibile. Nei borghi della Penisola Sorrentina, dove la fede è spesso intrecciata a racconti di aiuto miracoloso nei momenti di difficoltà, questa storia continua a risuonare come un monito e una promessa.
Nelle nostre terre il 14 gennaio è spesso accompagnato dal vento e dal mare increspato, elementi che i pescatori conoscono bene. È un tempo di attesa e di custodia, in cui si veglia su ciò che è stato seminato, confidando che il futuro porti frutto. Anche questo è un insegnamento silenzioso: saper rispettare i ritmi, accettare l’inverno come parte necessaria del ciclo della vita.
Se San Felice si è salvato grazie alla sottile trama di una ragnatela, noi crediamo che la Cultura sia proprio quella trama: apparentemente fragile, spesso trascurata, ma capace di proteggerci dall’oblio e di sostenerci nei momenti di incertezza. Studiare le nostre tradizioni, raccontarle e condividerle non significa rifugiarsi nel passato, ma tessere una rete di senso che ci permetta di restare uniti, consapevoli e radicati anche nel domani.
In fondo il 14 gennaio ci ricorda che ciò che davvero ci tiene in piedi non è sempre visibile a occhio nudo. A volte è fatto di fede, altre di arte, altre ancora di memoria. Ma è proprio in questa trama invisibile che si custodisce l’anima più autentica della nostra terra.
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